Lettera ad Alfano

Di seguito il testo della lettera che abbiamo scritto ad Alfano.

Questa, invece, è  la nostra pagina su Facebook: Verso un centro-destra popolare ed europeo

Caro Angelino,

vogliamo approfittare dell’apertura che hai fatto a tutto il Partito a collaborare alla stesura delle “regole” fondamentali, per sottoporre a te ed ai componenti del tavolo costituito alcuni suggerimenti che riteniamo elemento distintivo di una generazione che oggi, titolare di incarichi importanti a vari livelli istituzionali, rappresenta una larga fetta del nostro elettorato.

Siamo quei trentenni e quei quarantenni nati politicamente nel periodo berlusconiano che oggi, dopo anni di impegno, di militanza e di partecipazione hanno il privilegio di rappresentare il PDL ed i nostri elettori nelle Istituzioni, dagli Enti Locali al Parlamento. Vorremmo che le nostre capacità, le nostre opinioni e le nostre idee trovassero all’interno del Partito quello spazio che già oggi hanno nelle Istituzioni, sui media e nell’opinione pubblica.

Proprio pochi giorni fa hai usato la metafora del calcio. In effetti troppe volte in questi anni ci siamo sentiti a bordo campo, come dei giocatori che venivano messi fuori rosa o schierati soltanto nella primavera e mai in prima squadra senza avere mai, e sottolineiamo mai, la possibilità di dimostrare che il campo ce lo meritiamo. Per questo abbiamo deciso di raccogliere quelle idee e quelle proposte che in tanti anni di esperienza politica ci hanno portato a condividere un sogno ed oggi un progetto politico.

Veniamo alle proposte che ti preghiamo di tenere nella massima considerazione e che riguardano due livelli: il Partito e la sua organizzazione da un lato; alcune idee per il nostro programma e per le prossime cose da fare dall’altro.

IL PARTITO

- Tesseramento e congressi: la partecipazione di tutti quelli che ci hanno votato

PAROLA D’ORDINE: RAPPRESENTATIVITÀ VERA!

Il passaggio congressuale rappresenta il più alto momento di democrazia all’interno di un Partito. L’elezione da parte della base esprime la massima forma di legittimazione per la classe dirigente. Crediamo quindi che questa debba garantire effettiva rappresentatività e omogeneità sul territorio. In questo senso la nostra proposta è quella di creare due momenti interni distinti: quello dei congressi consentiti a chi compra una tessera e quelli aperti a tutti per la selezione della classe dirigente – ne parleremo al prossimo punto –.

I Congressi però, proprio perché ne abbiamo richiamato i requisiti fondamentali di effettiva rappresentatività e omogeneità sul territorio, non possono, secondo noi, essere celebrati e considerati validi comunque sia. È necessario quindi, a nostro avviso, individuare “soglie minime di iscritti”, calcolate, per esempio, in proporzione al numero dei voti presi dal PdL in quel Comune. Prova ad immaginare un Comune di cinquantamila abitanti dove si celebra un Congresso con duecento iscritti. Può essere considerato rappresentativo. È questa la legittimazione dal basso che dovrebbe consacrare il nuovo corso del nostro Partito? E inoltre se nel Comune limitrofo, magari con cinquemila abitanti eleggessimo un Coordinatore con cinquecento voti credi che questi due Coordinatori eletti potrebbero essere messi sullo stesso piano? Qualora quindi in quelle realtà non si riesca a garantire il raggiungimento di determinate soglie di rappresentanza riteniamo più giusto e anche politicamente corretto che la stagione congressuale non si apra fino a quando non si raggiunga l’obiettivo minimo.

Su questo schema chi si tessera lo fa per eleggere il Coordinatore, una figura che nel corso degli anni, dalla nascita del Pdl almeno, ha svolto una attività decisionale troppo isolata e incisiva nelle dinamiche interne al partito stesso. Crediamo dunque che il ruolo di questo – nei comuni come nelle regioni – vada fortemente rivisto. Il coordinatore dovrà occuparsi di coordinare le attività per la stesura dei programmi elettorali, di tenere i rapporti con gli alleati, di mediare con i nostri rappresentanti nelle istituzioni ed il partito centrale. Le candidature, soprattutto quelle dei sindaci, presidenti della Provincia e Governatori devono essere scelte con altri meccanismi democratici.

- Candidature e selezione della classe dirigente

PAROLA D’ORDINE: PRIMARIE APERTE A TUTTI PER LA DEFINIZIONE DEI CANDIDATI A QUALUNQUE LIVELLO!

Siamo convinti che, a prescindere dalle leggi elettorali vigenti, la scelta delle candidature debba essere appannaggio di quei cittadini interessati a partecipare alla vita politica ed alle scelte importanti prese dal Partito cui danno il voto anche se non sono iscritti. Siamo convinti che questo sia anche l’unico modo per recuperare la fiducia dei cittadini che altrimenti si sentono privati del loro diritto di scegliere chi li dovrà rappresentare nelle Istituzioni. Crediamo quindi che la soluzione migliore, oltre che l’unica applicabile anche alla scelta dei candidati Sindaco e Presidenti di Provincia e di Regione anziché ai soli candidati Consiglieri, sia l’istituzione di “consultazioni primarie”. Primarie vere, aperte – e quindi non solo riservate agli iscritti – e possibilmente inserite nelle stesse leggi elettorali in modo da essere uguali e contemporanee per tutti i partiti e le coalizioni (Veltroni ha depositato una p.d.l.). La nostra proposta di primarie riguarda soltanto la selezione delle candidature per le elezioni, non la scelta degli incarichi di partito per la quale riteniamo valido lo strumento del congresso e corretto il voto riservato agli iscritti.

Le primarie dovrebbero essere consentite a tutti coloro che, donando una cifra simbolica, tre mesi prima della data scelta per le consultazioni si registrano ad un albo (chiamato “Albo dei Registrati”) e sottoscrivono la Carta dei Valori del Pdl. Le primarie si possono svolgere anche on-line, tenendo aperta la rete per sette giorni, cinque giorni prima delle consultazioni primarie (le modalità di voto elettronico vanno concordate, ma ad ogni iscritto si attribuisce un pin che da diritti ad un voto). Al termine del voto on-line viene consegnato al presidente di seggio l’elenco degli aventi diritto (tranne coloro che hanno esercitato il diritto di voto on-line). In questo caso amministratori ed eletti non godono di voto ponderato, ma il voto di ognuno vale uno.

- Incompatibilità e doppi incarichi

PAROLA D’ORDINE: PIU’ SPAZIO PER TUTTI!

Siamo convinti che nel momento in cui si vanno a scrivere le regole per la selezione dei dirigenti di Partito e degli eletti nelle Istituzioni, non si debba perdere l’occasione per definire con chiarezza la questione delle incompatibilità e dei doppi incarichi. Tu hai dato l’esempio lasciando il prestigioso e importante incarico da Ministro Guardasigilli appena designato alla guida del PdL. Le incompatibilità e una ferrea disciplina in merito agli incarichi multipli rappresentano a nostra avviso un metodo assai migliore di quello così detto “limite di mandato” e crediamo che una volta stabilite queste come regole ci sia comunque lo spazio per valutare eventuali deroghe specifiche nel caso in cui se ne ravvisi la necessità. Intendiamo quindi richiamare l’esigenza di bilanciare, incarichi, impegni e indennità al fine di allargare la partecipazione ai livelli di Partito, superando la fase emergenziale dovuta alla fusione Forza Italia, Alleanza Nazionale e Partiti minori.

IDEE PER IL PROGRAMMA

Approfittiamo inoltre di questa occasione e del dibattito così acceso che ha avuto luogo nelle ultime settimane per portare alla tua autorevole attenzione anche alcune idee che per noi costituiscono le basi identitarie e fondanti di un Partito liberale, moderno, moderato e di centro destra e che hanno rappresentato una condicio sine qua non per la nostra scelta di campo e per quella di tanti elettori che, a suo tempo, ci hanno dato la loro fiducia. Oggi, forse su queste idee e su questi valori è necessario tornare con forza per recuperare il consenso perduto – a nostro avviso fin troppo – e su queste fondare un’azione di rilancio e allo stesso tempo riformatrice che tu stesso hai più volte delineato come obiettivo principale del tuo mandato: vogliamo tornare a vincere!

- L’assetto istituzionale

PAROLA D’ORDINE: TAGLIO AGLI ENTI INUTILI, MONOCAMERALISMO, MENO STATO;

Partiamo dall’assunto che il sistema istituzionale italiano è un carrozzone che si porta dietro sprechi, inefficienze e tanta burocrazia, ma siamo anche coscienti che ci sono esempi di buongoverno. Spesso il malfunzionamento è colpa di chi amministra e non del modello istituzionale.

Siamo convinti che il recente DdL Costituzionale, presentato dal Governo, possa rispondere alla necessità di sottoporre ad una forte “cura dimagrante” l’articolazione delle varie forme di presenza delle Istituzioni sul territorio. In questo senso, visto anche il crescente senso di sfiducia dei cittadini nelle Istituzioni stesse e nella politica, riteniamo urgente ed essenziale rivedere profondamente l’attuale assetto istituzionale e dare un taglio netto ai costi esorbitanti di una macchina pubblica ipertrofica, inefficiente e troppo burocratica. Siamo quindi estremamente favorevoli ad una revisione immediata non solo delle Province ma anche degli Enti secondari (Comunità montane, Circondari etc), e dei Consorzi di Bonifica da attuarsi, prima del termine di questa legislatura anche se con decorrenza posticipata nel tempo.

GOVERNO CENTRALE: auspichiamo un passaggio dal Bicameralismo al Monocameralismo, che potrebbe velocizzare i tempi di approvazione delle leggi e metterebbe fine alla frustrante navetta che ogni proposta deve compiere prima di essere approvata; le due Camere devono rimanere vive, ma la Camera dei Deputati in rappresentanza di coloro che vengono eletti con la coalizione di Governo, mentre il Senato della Repubblica deve divenire il luogo d’incontro delle autonomie locali (Senato delle Regioni o Senato delle Autonomie) con competenze sul bilancio dello Stato e pareri non vincolanti sulle leggi nazionali.

Auspichiamo una forma di Governo che si avvicini più possibile al premierato, senza sminuire il ruolo del Parlamento, al quale rimane il voto di fiducia (al Premier e non al Governo). Il Premier potrà nominare e revocare i propri Ministri senza bisogno del consenso del Presidente della Repubblica.

GOVERNO REGIONALE: auspichiamo che si intervenga in maniera molto forte sugli sprechi che si annidano all’interno delle Regioni come ad esempio introdurre una nuova formula delle assunzioni (ogni 5 pensionamenti 1 nuova assunzione). Inoltre si dovrebbe normare la creazione o soppressione di società ad hoc per la gestione di competenze (strade, acqua, turismo o rifiuti).

GOVERNO LOCALE: crediamo fortemente che le province debbano essere ridimensionate. Sosteniamo la prima tesi, quella secondo la quale sotto un certo numero di abitanti e sotto una certa superficie le Province dovrebbero scomparire ed aggregarsi ad altre esistenti. Ma non riteniamo opportuno la soppressione tout court. Per quanto riguarda i Comuni crediamo che la gestione amministrativa possa essere gestita in maniera associata con più Comuni entro una soglia di dieci o quindicimila abitanti. Pensiamo che si possa ridurre ancora il numero degli assessori e dei consiglieri ma che però venga rivista la legge di stabilità. Ci sono amministrazioni virtuose che si trovano impossibilitate a spendere i propri risparmi, e ci sono amministrazioni poco virtuose che non corrono rischi di commissariamento o altre misure punitive. Il patto di stabilità deve essere rivisto come il Ministro dell’Economia di questo Governo aveva annunciato ad inizio 2011.

- Il cosiddetto “quoziente familiare”

PAROLA D’ORDINE: EQUITA’ CON LA FAMIGLIA AL CENTRO!

L’infinita discussione sull’applicazione delle tasse ai redditi piuttosto che ai patrimoni o altro non può in un mondo nuovo rispetto a quello del secolo scorso e che porta con sé nuove complessità e nuovi modelli sociali, prescindere dalla valutazione di quali sono i soggetti a cui l’imposizione si applica. Per questo riteniamo che sia opportuno introdurre nel nostro sistema di tassazione, già con la prossima delega fiscale, lo strumento comunemente individuato come quoziente familiare, unico insieme di parametri in grado di garantire equità ed omogeneità al prelievo fiscale, ma soprattutto in grado di consentire quel sostegno ai redditi delle famiglie senza il quale non potremo favorire il rilancio del nostro paese e la ripresa dei consumi, indispensabili perché, alla tanto rigorosa quanto necessaria politica dei tagli possa accompagnarsi anche una ripresa economica reale ed un aumento del Pil. Peraltro, ben più efficacemente degli attuali strumenti – come Isee etc – l’applicazione del quoziente familiare potrebbe utilmente essere estesa anche alla fruizione di tutti i servizi e/o i consumi o le utenze a cui i cittadini accedono.

- In merito al sistema previdenziale ed al “patto generazionale”

PAROLA D’ORDINE: NUOVO PATTO TRA PADRI E FIGLI!

Alla base di un sistema pensionistico efficiente non ci può essere soltanto una fredda valutazione economica ma anche la possibilità di non violare quel patto generazionale che oggi vede la nostra generazione impegnata in uno sforzo teso a garantire un trattamento previdenziale che noi stessi siamo ben consapevoli non potremo mai avere. Per questi motivi e per allinearci ai meccanismi esistenti negli altri paesi europei riteniamo indispensabili l’innalzamento dell’età pensionabile e la revisione del sistema attuale delle pensioni di anzianità ormai unico esempio di questo genere di trattamento previdenziale nei paesi occidentali avanzati e che ci collocano fuori dai parametri economici del welfare degli altri paesi dell’area euro. Insomma, un nuovo patto tra padri e figli che non leda i diritti acquisiti di chi è già in pensione ma sul quale poter fondare con serenità l’approccio al lavoro delle nuove generazioni.

- Una proposta sul Servizio Sanitario Nazionale

PAROLA D’ORDINE: SERVIZIO GRATUITO PER TUTTI CON MINORI COSTI!

la componente di spesa pubblica più significativa trai trasferimenti agli Enti Locali è rappresentata dalla spesa sanitaria, per altro destinata ad aumentare anche in funzione delle evoluzioni demografiche (progressivo invecchiamento della popolazione ed immigrazione). E’ utile ricordare che oltre alle componenti economiche l’attuale meccanismo di funzionamento della sanità regionalizzata dà origine ad un sistema inefficiente, pieno di sprechi e clientelare che spesso degenera in episodi di malasanità e che viene percepito dai cittadini come un sistema di potere legato alla politica e completamente autoreferenziale. Siamo convinti che un’ottima opportunità di diminuire i trasferimenti dallo Stato centrale alle regioni senza ricadere in modo pesante sui cittadini e sui servizi a questi erogati, sia un radicale ripensamento del Sistema Sanitario Nazionale. Non pensiamo ad una totale privatizzazione della sanità, che peraltro, oltre che difficile realizzazione, sarebbe mal percepita dagli elettori e facilmente strumentalizzabile dai nostri avversari politici, ma piuttosto ad un sistema dove il soggetto “pagatore” dei servizi sanitari rimanga pubblico, ma quello “erogatore” non lo sia necessariamente. I servizi rimarrebbero accessibili gratuitamente a tutti i cittadini ma ciascuno sarebbe libero di andare a curarsi piuttosto che usufruire dei servizi diagnostici nella struttura da lui prescelta. Una riforma di questo genere avrebbe inoltre il pregio di eliminare le insopportabili differenze di trattamento sanitario tra cittadini di aree geografiche diverse e, nel medio termine, risolverebbe definitivamente anche l’annoso problema del nomadismo infra ed intra regionale. Inoltre, un provvedimento di questo tipo, superebbe immediatamente e senza bisogno di complessi passaggi politico amministrativi, anche l’attuale problema della definizione di costi standard in questo settore, rimettendo di fatto la determinazione della spesa alle ben più efficienti regole del mercato. Un’operazione di questo genere, oltre a poter avere il merito di essere la più importante riforma strutturale nell’architettura del nostro paese degli ultimi quarant’anni, permetterebbe, senza ulteriori sacrifici, anche il perseguimento di straordinari obiettivi economici sia a livello centrale che periferico, mantenendo inalterati – anzi forse migliorando – i livelli dei servizi offerti ai cittadini.

- Il mercato del lavoro

PAROLA D’ORDINE: RIDURRE IL PRECARIATO E LA RIGIDITA’!

La generazione di oggi è quella più in difficoltà nel dopoguerra ad oggi. Inutile negare l’evidenza. Una delle colpe maggiori è il mercato del lavoro e le leggi che lo circoscrivono. In parte la colpa è dei contratti che negano diritti soprattutto ai più giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Se è vero che da un lato il precariato ha consentito un inserimento più veloce, dall’altro ha creato un modello di “contratto a vita” che relega, per via della facilità gestionale delle aziende, un giovane precario a vita. L’equilibrio è troppo sottile. Occorre una revisione generale dell’impianto e crediamo che una proposta seria possa essere quella di abolire il tipo di contratto “precario”, lasciando invece i contratti a progetto per un determinato tipo di lavori e introducendo per tutte le aziende (pubbliche e private) la possibilità di licenziamento. Il senatore del Pd Piero Ichino su questo tema andrebbe ascoltato anche perché i Sindacati con questo do ut des potrebbero essere d’accordo.

Su questi argomenti e sugli altri principi fondanti del progetto di una possibile riscoperta dei valori e delle proposte liberali, si incentrerà la nostra azione politica nelle prossime settimane, attraverso la ricerca di adesioni ad un percorso di rinnovamento che non sia solo anagrafico o generazionale ma che muova comunque dai concetti che caratterizzano la nostra identità.

È per questo che, tra le altre iniziative, stiamo lavorando all’organizzazione di una giornata di approfondimento e di dibattito intorno a questi argomenti e sulla quale ti terremo costantemente aggiornato.

Nell’augurarti buon lavoro, ti rappresentiamo la nostra più totale disponibilità a collaborare su questi o su altri argomenti nelle forme e nei modi che riterrai più opportuni, anche, se necessario, proponendo direttamente alcuni passi specifici del disposto regolamentare.

Con la stessa stima e fiducia con la quale ti abbiamo applaudito il primo di luglio, ti salutiamo caramente, sperando di ricevere presto un tuo riscontro.

I PRIMI FIRMATARI

Alberto Ancarani, Consigliere comunale PdL – Comune di Ravenna (30 anni)

Gianluca Baldi, Consigliere provinciale – Provincia di Pistoia (40 anni)

Samuele Baldini, Capogruppo PdL – Provincia di Firenze (32 anni)

Letizia Bandoni, Assessore comunale Cultura e Giovani – Comune di Lucca (32 anni)

On. Deborah Bergamini, Deputato PdL (44 anni)

Everest Bertoli, Capogruppo Pdl Comune di Trieste, (36 anni)

On. Alessio Bonciani, Deputato PdL (39 anni)

Armando Catari, Consigliere comunale PdL – Comune di Pavia (36 anni)

Alessandro Cattaneo, Sindaco di Pavia, (32 anni)

Mauro D’Attis, vicesindaco Brindisi– responsabile sviluppo economico ANCI , (38 anni)

Francesco De Micheli, Consigliere comunale PdL – Comune di Roma ( 28 anni)

Andrea Di Sorte, Assessore comunale Sicurezza, Patrimonio e Territorio – Comune di Bolsena Presidente ANCI Giovane (28 anni)

Mirko La Franceschina, Consigliere comunale PdL – Prato (30 anni)

On. Giuseppe Moles, Deputato PdL, (44 anni)

Emanuel Piona, Vice Capo Gruppo PdL – Provincia di Brescia (32 anni)

Giorgio Silli, Assessore comunale Immigrazione – Comune di Prato (35 anni)

Lorenzo Tomassini, Consigliere comunale PdL Bologna (40 anni)

William Tura, Assessore comunale Lavori Pubblici– Comune di Voghera (33 anni)

2 commenti to “Lettera ad Alfano”

  1. Piccola obiezione: le primarie stanno distruggendo il PD dando vita ad una guerra tra bande. Se il PDL li seguisse farebbe ovviamente la stessa fine.
    Claudio Bertolazzi

  2. Seconda piccola obiezione: la nuova proposta sulla politica del lavoro, con l’estensione dell’Art. 18 alle Imprese con meno di 15 dipendenti e con la facoltà al giudice dell’onere della prova in caso di licenziamento per motivi economici è devastante e il solo annuncio sta già creando nuova disoccupazione (le piccole imprese, o almeno quelle ancora vive, hanno bisogno di sicurezza) e trasferimenti all’estero. Se il PDL come pare la voterà perderà metà dei suoi consensi.
    Claudio Bertolazzi

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