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25 maggio 2012

Ottime le proposte di Alfano e Berlusconi. Avanti senza se e senza ma.

Ottime le proposte del Pdl presentate stamani in conferenza stampa dal presidente Berlusconi e dal segretario politico Alfano. La scelta del candidato premier con le primarie, il doppio turno ed il semipresidenzialismo alla francese sono posizioni serie che ci impegniamo a portare avanti per il bene del nostro Paese”.

Lo dichiara in una nota l’Onorevole Deborah Bergamini, Pdl, che continua: “sono ovvie e banali le critiche che ci stanno arrivando da chi, ancora una volta, si trova spiazzato da una proposta del Pdl volta a risolvere i problemi sul tavolo. Il nostro è un progetto per il futuro da concretizzare in tempi brevi.”

“Sono particolarmente felice – prosegue Bergamini – dell’invito di Alfano a realizzare un’alleanza degli innovatori, di tutti coloro che hanno davvero a cuore il bene dell’Italia e, per questo, sono pronti a rimettere in discussione se stessi e le regole senza rifugiarsi nei tatticismi, che lasciamo volentieri ad altri

“Accanto a questo slancio per il Paese il Pdl deve essere capace di presentarsi, al più presto, al suo elettorato con soluzioni concrete ai problemi veri e, purtroppo, spesso anche tragici, che le famiglie, le imprese ed i lavoratori si trovano ad affrontare in questa fase critica dell’economia. Dobbiamo recuperare la capacità di ascoltare tutti coloro che producono la vera ricchezza del Paese, che è l’economia reale, unico salvacondotto non solo per l’Italia ma per l’Europa tutta”. “Avanti, dunque, senza se e senza ma” conclude la deputata toscana.

20 aprile 2012

E’ tempo di rinnovare davvero la politica di questo Paese

Debora Bergamini“Sono pronta a lavorare al fianco di Alfano e del Presidente Berlusconi alla realizzazione della importante ed innovativa iniziativa politica annunciata questa mattina dal Segretario del PdL”.

Lo dichiara in una nota l’onorevole Deborah Bergamini, PdL, che continua: “d’altra parte, chi conosce gli ultimi venti anni di storia politica del Paese può ben discernere fra chi ha avuto davvero il coraggio di rivoluzionare e innovare lo scenario politico ed istituzionale fondando un nuovo partito, selezionando una nuova classe dirigente e contrastando gli intrighi da palazzo tipici della prima Repubblica, e chi, invece, è presente sulla scena politica da decenni e rimane sempre allo stesso punto, imbellettando la propria offerta in base agli umori del momento, per mantenere intatti i propri spazi”.

E’ tempo di rinnovare davvero la politica di questo Paese. Sono convinta che, insieme ad Alfano e facendo anche tesoro dell’esperienza e delle difficoltà di questi anni, riusciremo finalmente a cambiare in profondità la nostra Italia proprio perché non abbiamo paura di metterci in discussione”, conclude l’on. Bergamini.

10 aprile 2012

Riforma elettorale: salviamo il bipolarismo

Da L’Opinione delle Libertà:

Breve storia di Forza Italia

di Pier Paolo Segneri

05 aprile

La scelta della legge elettorale non è un tecnicismo, ma una visione politica precisa. Ovvero, può anche essere un tecnicismo, ma allora significa che ci si condanna a subire l’ennesima metamorfosi del Potere partitocratico. Non credo che si possa accettare questa eventualità.

Mi ricordo quando Antonio Martino, circa quindici anni fa, a proposito della legge elettorale, dichiarò: «Non vorrei morire sotto la cappa di piombo di una risorta Dc». Era un monito per i nostalgici del proporzionalismo. È una frase che vale ancora oggi, anzi: è più attuale di ieri. E non dimentichiamoci che Antonio Martino era la tessera numero 2 di Forza Italia. Forse, chi ha responsabilità politiche dentro il Pdl dovrebbe riflettere bene su che cosa sia oggi il partito e su che cosa era Forza Italia nel 1994. Anche se quella spinta venne presto rallentata e poi frenata dalla partitocrazia che domina trasversalmente all’interno del Palazzo.

Forse, in virtù di ciò, il segretario Angelino Alfano dovrebbe andare alla riscoperta della sua stessa storia e dello spirito del ’94. Magari per comprendere meglio quelle che sono le urgenze di oggi. A cominciare dalla riforma maggioritaria e uninominale della legge elettorale. Perché la controriforma siglata da Alfano, Bersani e Casini dovrebbe mettere in allarme le anime liberali del centrodestra. Infatti, qualcuno comincia a farsi sentire. Altri non hanno mai smesso. Per esempio, le recenti interviste uscite in questi giorni: quella a Giancarlo Galan, apparsa sul quotidiano Il Giornale, e quella a Deborah Bergamini, su L’Opinione del 3 aprile, meritano alcune ulteriori considerazioni. Chi oggi pensa di risolvere i problemi della politica con i tecnicismi è destinato a fallire perché soltanto con una rinata e vigorosa proposta politica si può rilanciare davvero lo spirito del ’94.

4 aprile 2012

Liberali nel Pdl: i nostri temi al centro

da L’Opinione delle Libertà:

Offensiva liberale: è scontro nel Pdl

di Pietro Salvatori

04 aprile 2012

Dare vita insime all’Udc ad un nuovo contenitore politico, nel solco del popolarismo europeo. Lo ha proposto ieri il presidente della Lombardia Roberto Formigoni. Come questo disegno possa incastrarsi con il recupero dello «spirito del ’94» chiesto a gran voce da Giancarlo Galan durante l’ufficio di presidenza di ieri, ancora non è chiaro. Per il segretario del Popolo della Libertà il momento non è certo dei più facili. Angelino Alfano si trova a gestire un partito in fibrillazione. Compatta sul mercato del lavoro, la compagine azzurra si muove più che mai in ordine sparso sui temi delle riforme istituzionali e della legge elettorale, perché molteplici sono le visioni del futuro della creatura politica di Silvio Berlusconi.

Oltre a Formigoni, anche l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini sostiene a gran voce la necessità di aprire al centro, prendendo come modello di riferimento la federazione cristiano-sociale tra Cdu e Csu. Un modello di riferimento particolarmente inviso agli ex forzisti. Molti dei quali hanno iniziato a reclamare a gran voce un ritorno alle istanze poste sul palcoscenico nazionale al momento della discesa in campo del Cavaliere. Un partito leggero, un modello istituzionale presidenziale, una legge elettorale uninominale. Se Galan si spinge a sostenere la necessità di ritornare alla situazione pre-predellino, sono in molti ad auspicare che i temi liberali ritornino al centro dell’agenda politica del Pdl. Da Antonio Martino a Guido Crosetto, da Deborah Bergamini a Roberto Cassinelli, la pattuglia dei novantaquattristi sta pian piano serrando le fila. L’intento non è quello di delegittimare il faticoso lavorio del segretario, ma di ridefinire la bussola valoriale del partito. «Solo lavorando sui temi e sulle idee – osservano – si può recuperare il consenso che abbiamo perso per strada».

3 marzo 2012

PdL, serve un forte rinnovamento. E’ il momento di osare, non di conservare

Le mie risposte al Secolo d’Italia, che mi ha intervistata:

Debora Bergamini“Innanzitutto va detto che in questo momento ci sono i delusi della politica, e non del PdL. Quello della disaffezione alla Politica è un problema che riguarda tutta l’Europa. Ma è anche vero che bisogna saper dare risposte concrete a questa delusione. Vediamo se l’azione di rinnovamento avviata da Angelino Alfano nel PdL porterà risultati. Il segretario ha il compito della difficile svolta del partito“.

“Il PdL è un movimento di massa, ma rischia di trasformarsi in un partito elitario per paura di se stesso. Bisogna rispolverare la componente liberale che è all’origine del PdL e che è stato un aspetto chiave del successo di Forza Italia prima, e del PdL dopo. Per fare ciò bisogna riunire le culture più moderate, appunto quella liberale, la socialista riformista, la cattolica e l’esperienza migliore della destra identitaria”.

“Il traguardo raggiunto da Berlusconi va recuperato in tutti i modi ed è fuor di dubbio che per raggiungere questo obiettivo serva un forte rinnovamento all’interno del partito. Angelino deve continuare su questa strada: dev’essere capace di rinnovare il partito, rinnovare la classe dirigente e le idee migliori. Perchè chiudersi a riccio è il contrario di quella che è stata la sua forza iniziale: un movimento di massa aperto. Non è il momento di conservare, è il momento di osare“.

Di seguito, in pdf, l’articolo integrale.

Per aprirlo dovete fare click sul link e poi di nuovo click sullo stesso link nella pagina che si aprirà.

PdL, è l’ora di rinnovarsi e di osare…

 

25 febbraio 2012

La vera emergenza è il credito alle imprese

L’allarme recessione lanciato ieri da Bruxelles, con previsioni di un crollo del Pil italiano dell’1,3% nel 2012, non fa che confermare le preoccupazioni espresse da Alfano nella sua recente intervista al Tg5. crisi liquidità banche

Le aziende, in particolare quelle piccole e medie, soffrono di mancanza di liquidità e il segretario del Pdl ha indicato al governo le due strade maestre da battere al più presto per ridare fiato al nostro sistema produttivo: “Trovare un sistema per pagare i debiti alle imprese creditrici dello Stato, esattore velocissimo e pagatore lentissimo” e poi fare in modo che “le banche facciano la loro parte” redistribuendo in parte i denari elargiti dalla Bce a un tasso dell’1% per tre anni.

Gli ultimi dati, attendibili poichè provengono dalle fonti più diverse (Prometeia, Cer, Cgia di Mestre, Unioncamere) parlano di 25mila piccole e medie imprese che rischiano di fallire per mancanza di liquidità, bruciando oltre 600mila posti di lavoro. Sono un terzo del totale quelle che ottengono meno credito del richiesto o non lo ottengono affatto, mentre le più fortunate pagano interessi raddoppiati negli ultimi tre mesi.

Si marcia verso un sostanziale azzeramento degli investimenti da parte delle piccole e medie imprese, che pure sono la spina dorsale di questo paese.

Andando al primo snodo indicato da Alfano, le aziende sono creditrici della pubblica amministrazione per una cifra enorme, che oscilla tra i 70 e i 100 miliardi. Una liquidità che vale due manovre finanziarie e che può essere sbloccata solo in piccola parte, che già sarebbe qualcosa. Il governo intanto può operare celermente in direzione di un provvedimento che consenta la certificazione di quei crediti, che così potrebbero essere portati in garanzia alle banche.

14 febbraio 2012

Ancora una volta il rinnovamento della politica passa da Berlusconi e dal Pdl

Quanti (tanti) hanno esultato per il tramonto di Berlusconi, hanno preso un altro grosso granchio. La nuova stagione di confronto che si è aperta tra le forze politiche – Pdl e Pd in prima fila – è stata infatti voluta e diretta proprio dall’ex Premier, il quale ha saputo cogliere con lungimiranza le opportunità offerte dalla fase che si è aperta con il governo Monti. Debora Bergamini Berlusconi

I grandi partiti sono fuori dall’esecutivo, ma sono determinanti per la sua tenuta e hanno la possibilità di concentrare la loro attenzione sulle riforme indispensabili per assicurare all’Italia due elementi fondamentali per il rilancio: la stabilità e la governabilità. Gli incontri bilaterali promossi dal Pdl su riforme istituzionali e legge elettorale vanno proprio in questa direzione, e hanno messo con le spalle al muro chi mirava gattopardescamente a non cambiare nulla per poi scaricare sul Pdl la responsabilità dell’impasse. Berlusconi e Alfano le riforme vogliono farle davvero per arrivare a una democrazia più efficiente con meno parlamentari, iter legislativi più rapidi, ripartizione delle competenze fra le due Camere, governi che abbiano gli strumenti per governare e partiti regolati da norme che ne garantiscano la trasparenza.

Ora che la partita è stata finalmente aperta, tutti gli alibi sono caduti e ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità. Berlusconi dunque, oltre a fare un passo indietro senza essere mai stato sfiduciato dal Parlamento, ha dimostrato anche di saper guardare avanti voltando pagina dopo due decenni di guerra fredda determinata dall’antiberlusconismo militante alimentato dai dirigenti della sinistra.

Ancora una volta il rinnovamento della politica passa da Berlusconi e dal Pdl, segno tangibile del fatto che, nonostante la fase tecnica in atto, la politica può e deve fare ugualmente il suo dovere. Da questa settimana si comincerà a ragionare concretamente anche sulle alleanze per le amministrative di maggio, ed è chiaro che l’obiettivo del Pdl è quello di confermare gli accordi con la Lega al Nord e quelle con l’Udc nelle undici amministrazioni di centrodestra che tornano alle urne.

Dunque, la nuova legge elettorale non dovrà scontentare né Bossi né Casini, ma il Pdl ha già posto alcuni paletti imprescindibili: la salvaguardia del bipolarismo, l’argine alla frammentazione e alleanze che non siano ammucchiate. Lo schema su cui si ragiona è quello di una legge elettorale che premi non più la coalizione ma i partiti che prendono un numero maggiore di consensi senza penalizzare né Lega né Udc.

30 gennaio 2012

No-Tav e giustizia, meglio tardi che mai

La scorsa settimana ci ha portato due notizie dal fronte della magistratura. La retata dei manifestanti anti-Tav e la relazione del primo presidente della Cassazione per l’apertura dell’anno giudiziario.

Gli arresti, disposti dalla procura di Torino guidata da Giancarlo Caselli, quindi non da uno qualsiasi, riconoscono che la protesta della Val di Susa era infiltrata e spesso guidata da facinorosi di professione e terroristi ed ex brigatisti. Era la nostra tesi: però solo ora ci si muove, e solo ora perfino la sinistra fa autocritica. “Non abbiamo saputo isolare i violenti” dice l’ex governatrice Pd del Piemonte, Mercedes Bresso. Meglio tardi che mai.

Contemporaneamente il primo presidente della Cassazione Ernesto Lupo denuncia una sfilza di mali della giustizia, tutti interni al sistema: il sovraffollamento delle carceri, la lentezza dei processi, la mancanza di diritto. Ben 9 milioni di cause pendenti, che hanno un costo individuato in un punto di Pil l’anno. Il ministro tecnico della Giustizia, Paola Severino, dice che “la cifra di questa inaugurazione sta nell’assoluta convergenza di idee tra magistratura, governo e Csm”. E, aggiungiamo noi, il Quirinale.

Prendiamo atto con soddisfazione: sono le cose che il Popolo della Libertà, il governo precedente e l’ex guardasigilli Angelino Alfano hanno ripetuto per anni. Solo che allora ci accusavano di intendere le norme sulla brevità dei processi come una legge ad personam, le riforme della giustizia civile come un attacco all’autonomia del sistema giudiziario, la denuncia dei ritardi nella giustizia penale come un insulto ai giudici, l’eccesso di carcerazione preventiva come un attacco ai pm.

Ci fa piacere notare come il clima sia cambiato. E come sugli stessi problemi, con i tecnici al potere, ci sia ora “un’assoluta convergenza”. Anche qui, meglio tardi che mai.

17 gennaio 2012

“Noi tifiamo Italia”

Perché sosteniamo il governo? Popolo della Libertà

“Noi tifiamo Italia”, la frase spiega perfettamente il senso ed i limiti del nuovo impegno del Popolo della Libertà a fianco del governo e delle due altre forze politiche – Pd e Terzo polo – che lo sostengono.

Ciò che facciamo, in altri termini, non è mosso da finalità politiche come dar vita a una nuova maggioranza, secondo la richiesta di Casini, perché tra noi e la sinistra ci sono e resteranno differenze di fondo sulle quali ci misureremo alle elezioni. Né, come pretende Bersani, accettiamo di coinvolgere il governo tecnico in scelte che riguardano esclusivamente la politica, a partire dalla nuova legge elettorale.

Il nostro è solo sostegno all’esecutivo perché abbia più forza per portare il Paese fuori dall’emergenza finanziaria di questi giorni. Sulla scia della decisione presa a suo tempo da Silvio Berlusconi di farsi da parte per consentire l’insediamento di Monti e di una maggioranza più ampia del centrodestra. Il senso è che, come in tempi di guerra (e quelle della finanza sono le guerre moderne) le forze politiche responsabili si uniscono per poi tornare a dividersi e confrontarsi alla fine.

19 dicembre 2011

L’intervento di venerdì di Alfano, che ho apprezzato moltissimo

Intervento dell’on. Angelino Alfano, segretario del PdL, alla Camera dei Deputati – 16 dicembre 2011 (qui il video)

Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo votato la fiducia questa mattina e voteremo favorevolmente al voto finale, al termine di questa nostra discussione, perché siamo persone serie, leali e coerenti e non sono cambiate le condizioni che ci hanno portato a sostenere la nascita di questo Governo. La situazione nazionale non è cambiata e non poteva cambiare in un mese. Non poteva cambiare perché siamo vittime di una crisi che non è ascrivibile ad un Governo e men che meno ad una persona.

Abbiamo provato ad esprimere questo concetto a lungo nei mesi precedenti, abbiamo provato a dire che la crisi era mondiale, che la congiuntura internazionale sfavoriva l’Italia. Ci siamo sentiti contrapporre una favola secondo la quale l’America era in difficoltà e la sua moneta era in difficoltà perché l’Europa era in difficoltà, e l’Europa era in difficoltà perché l’euro era in difficoltà, e l’euro era in difficoltà perché l’Italia era in difficoltà, e l’Italia era in difficoltà perché aveva il Governo Berlusconi. Questo è il paradosso e la favola di cui siamo stati vittime e per la quale favola siamo stati aggrediti.

Una volta scritta questa favola, la morale della favola era facile, veniva naturale: sarebbe stato sufficiente mandare a casa il nostro Governo perché gli spread calassero e le Borse si impennassero. I fatti si sono incaricati di dimostrare che quella non era la morale della favola, piuttosto ci trovavamo in presenza di una favola senza morale. Una favola bugiarda, un racconto bugiardo e antitaliano. Quando, con grande senso di responsabilità, il presidente Berlusconi si è dimesso, senza avere perso le elezioni, né essere stato sfiduciato, il nostro partito, il Popolo della Libertà, non ha cercato rivincite, ritorsioni o vendette perché ha messo al primo posto il bene dell’Italia e degli italiani.