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28 maggio 2012

30/40enni che hanno paura di prendere un potere (che non c’è più)

Cari amici,

mi è piaciuto molto il pezzo di Ricolfi su la Stampa di ieri, per questo lo condivido con voi:

L’incapacità di ricambio di leader

LUCA RICOLFI

C’ è un pensiero, o meglio una domanda, che ultimamente mi perseguita quando penso alla politica italiana. Con tutto quel che è venuto fuori su Bossi, sua moglie, i suoi figli, compresa la laurea falsa del «trota» comprata in Albania, come è possibile che Bossi resti al comando? Come è possibile che anche quanti si ripromettono di ripulire e rifondare la Lega prendano seriamente in considerazione l’ipotesi di un partito con un segretario diverso (Maroni) ma con Bossi presidente della «nuova Lega»? Che cosa deve succedere perché un capo-partito venga non dico cacciato, espulso, punito, ma semplicemente archiviato? Che cosa fa sì che non si possa mai assistere a una battaglia politica che porti alla sostituzione di un vecchio gruppo dirigente con uno nuovo e diverso?

25 maggio 2012

Ottime le proposte di Alfano e Berlusconi. Avanti senza se e senza ma.

Ottime le proposte del Pdl presentate stamani in conferenza stampa dal presidente Berlusconi e dal segretario politico Alfano. La scelta del candidato premier con le primarie, il doppio turno ed il semipresidenzialismo alla francese sono posizioni serie che ci impegniamo a portare avanti per il bene del nostro Paese”.

Lo dichiara in una nota l’Onorevole Deborah Bergamini, Pdl, che continua: “sono ovvie e banali le critiche che ci stanno arrivando da chi, ancora una volta, si trova spiazzato da una proposta del Pdl volta a risolvere i problemi sul tavolo. Il nostro è un progetto per il futuro da concretizzare in tempi brevi.”

“Sono particolarmente felice – prosegue Bergamini – dell’invito di Alfano a realizzare un’alleanza degli innovatori, di tutti coloro che hanno davvero a cuore il bene dell’Italia e, per questo, sono pronti a rimettere in discussione se stessi e le regole senza rifugiarsi nei tatticismi, che lasciamo volentieri ad altri

“Accanto a questo slancio per il Paese il Pdl deve essere capace di presentarsi, al più presto, al suo elettorato con soluzioni concrete ai problemi veri e, purtroppo, spesso anche tragici, che le famiglie, le imprese ed i lavoratori si trovano ad affrontare in questa fase critica dell’economia. Dobbiamo recuperare la capacità di ascoltare tutti coloro che producono la vera ricchezza del Paese, che è l’economia reale, unico salvacondotto non solo per l’Italia ma per l’Europa tutta”. “Avanti, dunque, senza se e senza ma” conclude la deputata toscana.

9 maggio 2012

Berlusconi paga il prezzo del sostegno al governo Monti

Dal Financial Times:

“[Berlusconi] faces very tough decisions,” said Deborah Bergamini, a party MP. “He has acted responsibly in supporting Monti. He is sustaining the government but paying the price and that price will go even higher.”

di seguito l’articolo integrale:

8 maggio 2012

Angelino, è ora di cambiare

 Possiamo dire che non ci aspettavamo questi risultati? No, non possiamo dirlo.

Anche se da più parti si pensa il contrario, la consapevolezza del crinale drammatico nel quale il Pdl si trova da un anno a questa parte l’abbiamo condivisa quasi tutti, ognuno con le sue ricette per invertire la rotta. Prima il picco dell’attacco politico-mediatico a Berlusconi, poi la rivoluzione al vertice del partito con l’acclamazione di Alfano a segretario politico, seguita dall’accelerazione della crisi finanziaria globale che ha portato al passo indietro del Presidente il 12 novembre scorso e all’insediamento del governo Monti. Infine, sei mesi di purgatorio politico con misure drammatiche riversate proprio sul cuore del nostro elettorato, più che su quello del Pd, e sostenute da noi, per giunta. Un anno solo ma per il Pdl, nato appena tre anni fa e ancora alle prese con una fusione di tante identità, è stato un lunghissimo “rollercoaster”.

L’epilogo sono state queste amministrative. Sappiamo bene che il centrodestra è sempre stato penalizzato dal voto amministrativo rispetto a quello politico, ma questo non basta a spiegare i risultati negativi che sono usciti fuori. Fermi o all’indietro i grandi partiti, trionfa la protesta, lo scontento o, più semplicemente, il disincanto e il  desiderio forte di un’altra politica.

Il moderatismo, grande mito della nostra storia (quanto ci è sempre piaciuto definirci moderati!), spesso agitato a piacimento per giustificare scelte tattiche di basso opportunismo, crolla sotto i colpi della frustrazione collettiva e della voglia di togliersi dal collo il cappio di una politica, di una tecnocrazia, che oltre a uccidere la dignità uccide la speranza.

E non col mattatore/agitatore Grillo bisogna prendersela, bensì con noi stessi, per aver dissipato in 4 anni almeno la metà dei nostri consensi, con essi avendo lasciato scivolare un’identità, una storia e anche un’idea del nostro Paese. Il frullatore degli ultimi sei mesi ci ha dato il colpo finale: davvero con grande fatica abbiamo subito il passo indietro di Berlusconi e la scelta di sostenere un governo di tecnici che una malintesa responsabilità europeista ci ha imposto. E con grande responsabilità Alfano ha cercato di tenere insieme il partito nel momento in cui andavano costruiti nuovi ed impervi equilibri con gli ex avversari. Abbiamo sperato che tutto ciò che non eravamo riusciti a fare durante il nostro governo a causa del muro contro muro col Pd potesse materializzarsi come d’incanto, anche col nostro sostegno. E invece ci siamo trovati a votare provvedimenti contrari al nostro programma, al nostro percorso. E ci siamo arroccati, quasi paralizzati, per la paura e la sorpresa di quello che ci stava accadendo.

Ora dobbiamo reagire, dimostrando che il maggior partito di centrodestra europeo non è stato solo il frutto di un’intuizione, ma la costruzione seria e difficile di un progetto alternativo ai miraggi di una sinistra imbonitrice. Non dobbiamo minimizzare  l’esito di questo voto, ma ragionarlo.  Dobbiamo dimostrare a chi ci ha votati, e a chi ha smesso di votarci, che abbiamo capito, e che siamo pronti a rimetterci in gioco, costi quel che costi. Che sapremo cambiare dove c’è da cambiare, e che non ci saranno rendite di posizione garantite per niente e per nessuno. Che sapremo riformare subito i meccanismi che regolano il funzionamento dei partiti a partire dal loro finanziamento e dalla legge elettorale. Che sapremo mutare la forma stessa del partito che dovrà l’anno prossimo, alle politiche, rappresentare quel centrodestra identitario e liberale che è stato alla base della rivoluzione del ’94 e che vuole affermare i suoi valori oggi più che mai, visto che oggi più che mai sono minacciati.

Che sapremo portare con ragionevolezza ma anche con fermezza questi nostri valori nel governo che il Pdl sta sostenendo, senza accettare lezioncine di moralità e coerenza da nessuno, e senza obbedire ad aut aut, perché questo voto ci dice anche che nessuno oggi è in grado di pontificare sull’operato altrui. Che sapremo, così come chiedono gli italiani, scuoterci di dosso un modo giurassico di fare politica, un modo arcano e distante che non ci piace e che Berlusconi aveva smascherato, ma di cui è rimasto anche lui vittima. Angelino, è tempo di cambiare.

5 maggio 2012

Bene la linea più stimolante e aggressiva del Pdl

Da Il Secolo d’Italia: Debora Bergamini

[...] Deborah Bergamini nutre molta fiducia nella nuova leadership.

Area liberale vicino ai tea party, è soddisfatta della linea «più stimolante e aggressiva» dimostrata dal centrodestra, che testimonia anche la necessità di un recupero del ruolo del Parlamento nella dialettica con Palazzo Chigi. Dei tre impegni del premier per uscire dalla crisi si è visto solo il rigore, poca equità e nessuno sviluppo.

Non pensa però all’ipotesi di staccare la spina anticipatamente: «L’anno che ci separa dal voto è necessario per per rafforzare leadeship. Alfano ha le carte in regola per condurre il Pdl a recuperare la duplice funzione di elaborazione culturale e strategica e di azioni da intraprendere intercettando e rappresentando le istanze dal basso. Ricambio, nuova selezione della classe dirigente, crociata alle rendite di posizione delle vecchie oligarchie, utilizzo dei social media, capacità di ascolto delle nuove generazioni: è questa la sfida. La nuova selezione dei dirigenti deve avvenire sul campo».

Anche la Bergamini teme un ritorno alla frammentazione del sistema proporzionale, «l’attuale bipolarismo è sicuramente perfettibile per evitare cambi di casacche. Su questo terreno ci sono visioni diverse e occorre fare un comune sforzo di chiarezza».

Di seguito l’articolo integrale:

20 aprile 2012

E’ tempo di rinnovare davvero la politica di questo Paese

Debora Bergamini“Sono pronta a lavorare al fianco di Alfano e del Presidente Berlusconi alla realizzazione della importante ed innovativa iniziativa politica annunciata questa mattina dal Segretario del PdL”.

Lo dichiara in una nota l’onorevole Deborah Bergamini, PdL, che continua: “d’altra parte, chi conosce gli ultimi venti anni di storia politica del Paese può ben discernere fra chi ha avuto davvero il coraggio di rivoluzionare e innovare lo scenario politico ed istituzionale fondando un nuovo partito, selezionando una nuova classe dirigente e contrastando gli intrighi da palazzo tipici della prima Repubblica, e chi, invece, è presente sulla scena politica da decenni e rimane sempre allo stesso punto, imbellettando la propria offerta in base agli umori del momento, per mantenere intatti i propri spazi”.

E’ tempo di rinnovare davvero la politica di questo Paese. Sono convinta che, insieme ad Alfano e facendo anche tesoro dell’esperienza e delle difficoltà di questi anni, riusciremo finalmente a cambiare in profondità la nostra Italia proprio perché non abbiamo paura di metterci in discussione”, conclude l’on. Bergamini.

4 aprile 2012

Liberali nel Pdl: i nostri temi al centro

da L’Opinione delle Libertà:

Offensiva liberale: è scontro nel Pdl

di Pietro Salvatori

04 aprile 2012

Dare vita insime all’Udc ad un nuovo contenitore politico, nel solco del popolarismo europeo. Lo ha proposto ieri il presidente della Lombardia Roberto Formigoni. Come questo disegno possa incastrarsi con il recupero dello «spirito del ’94» chiesto a gran voce da Giancarlo Galan durante l’ufficio di presidenza di ieri, ancora non è chiaro. Per il segretario del Popolo della Libertà il momento non è certo dei più facili. Angelino Alfano si trova a gestire un partito in fibrillazione. Compatta sul mercato del lavoro, la compagine azzurra si muove più che mai in ordine sparso sui temi delle riforme istituzionali e della legge elettorale, perché molteplici sono le visioni del futuro della creatura politica di Silvio Berlusconi.

Oltre a Formigoni, anche l’ex ministro degli Esteri Franco Frattini sostiene a gran voce la necessità di aprire al centro, prendendo come modello di riferimento la federazione cristiano-sociale tra Cdu e Csu. Un modello di riferimento particolarmente inviso agli ex forzisti. Molti dei quali hanno iniziato a reclamare a gran voce un ritorno alle istanze poste sul palcoscenico nazionale al momento della discesa in campo del Cavaliere. Un partito leggero, un modello istituzionale presidenziale, una legge elettorale uninominale. Se Galan si spinge a sostenere la necessità di ritornare alla situazione pre-predellino, sono in molti ad auspicare che i temi liberali ritornino al centro dell’agenda politica del Pdl. Da Antonio Martino a Guido Crosetto, da Deborah Bergamini a Roberto Cassinelli, la pattuglia dei novantaquattristi sta pian piano serrando le fila. L’intento non è quello di delegittimare il faticoso lavorio del segretario, ma di ridefinire la bussola valoriale del partito. «Solo lavorando sui temi e sulle idee – osservano – si può recuperare il consenso che abbiamo perso per strada».

3 marzo 2012

PdL, serve un forte rinnovamento. E’ il momento di osare, non di conservare

Le mie risposte al Secolo d’Italia, che mi ha intervistata:

Debora Bergamini“Innanzitutto va detto che in questo momento ci sono i delusi della politica, e non del PdL. Quello della disaffezione alla Politica è un problema che riguarda tutta l’Europa. Ma è anche vero che bisogna saper dare risposte concrete a questa delusione. Vediamo se l’azione di rinnovamento avviata da Angelino Alfano nel PdL porterà risultati. Il segretario ha il compito della difficile svolta del partito“.

“Il PdL è un movimento di massa, ma rischia di trasformarsi in un partito elitario per paura di se stesso. Bisogna rispolverare la componente liberale che è all’origine del PdL e che è stato un aspetto chiave del successo di Forza Italia prima, e del PdL dopo. Per fare ciò bisogna riunire le culture più moderate, appunto quella liberale, la socialista riformista, la cattolica e l’esperienza migliore della destra identitaria”.

“Il traguardo raggiunto da Berlusconi va recuperato in tutti i modi ed è fuor di dubbio che per raggiungere questo obiettivo serva un forte rinnovamento all’interno del partito. Angelino deve continuare su questa strada: dev’essere capace di rinnovare il partito, rinnovare la classe dirigente e le idee migliori. Perchè chiudersi a riccio è il contrario di quella che è stata la sua forza iniziale: un movimento di massa aperto. Non è il momento di conservare, è il momento di osare“.

Di seguito, in pdf, l’articolo integrale.

Per aprirlo dovete fare click sul link e poi di nuovo click sullo stesso link nella pagina che si aprirà.

PdL, è l’ora di rinnovarsi e di osare…

 

29 febbraio 2012

Recupero dell’evasione, i meriti sono del governo Berlusconi

I dodici miliardi di evasione fiscale recuperati da Monti nel 2011? Fermi tutti e giù le mani. La somma è corretta, ma il merito è del governo Berlusconi, che è rimasto in carica fino a metà novembre dell’anno scorso, e in fatto di contrasto all’evasione ha fatto più di ogni altro governo nella storia d’Italia.

Piuttosto, è corretto dire che il governo Monti sta solo portando avanti, con diligente continuità, un lavoro meritorio quanto difficile del governo precedente. I numeri parlano da soli. Eletto nel 2008, il governo Berlusconi ha subito alzato l’asticella del contrasto all’evasione, che con l’ultimo governo Prodi (2007 e 2008) aveva portato a casa poco più di 6 miliardi l’anno di evasione recuperata. Nel 2009 il recupero è balzato a 9,1 miliardi, è salito a 10,5 nel 2010 ed ha toccato i 12 miliardi nel 2011 (anno in cui Monti ha governato di fatto per un solo mese).

Il governo Berlusconi ha non solo contrastato l’evasione delle tasse, ma anche quella dei contributi previdenziali, mettendo a disposizione un pacchetto di leggi che hanno agevolato i compiti degli uffici preposti alla riscossione. In questo modo, tra il 2009 e il 2010 sono stati recuperati alle casse dello Stato 33,6 miliardi di euro tra Agenzia delle entrate, Inps ed Equitalia.

Da notare che solo nei primi tre mesi del 2011 la lotta all’evasione ha fruttato 3,1 miliardi, pari al 12,5 per cento in più rispetto al primo trimestre 2010. Proiettati su scala annuale, i 3,1 miliardi del primo trimestre sono diventati i 12 miliardi di cui ieri si è vantato il professor Monti.

Quello del forte contrasto all’evasione è un merito che la sinistra, spalleggiata dai media, non ha mai riconosciuto al governo Berlusconi.

14 febbraio 2012

Ancora una volta il rinnovamento della politica passa da Berlusconi e dal Pdl

Quanti (tanti) hanno esultato per il tramonto di Berlusconi, hanno preso un altro grosso granchio. La nuova stagione di confronto che si è aperta tra le forze politiche – Pdl e Pd in prima fila – è stata infatti voluta e diretta proprio dall’ex Premier, il quale ha saputo cogliere con lungimiranza le opportunità offerte dalla fase che si è aperta con il governo Monti. Debora Bergamini Berlusconi

I grandi partiti sono fuori dall’esecutivo, ma sono determinanti per la sua tenuta e hanno la possibilità di concentrare la loro attenzione sulle riforme indispensabili per assicurare all’Italia due elementi fondamentali per il rilancio: la stabilità e la governabilità. Gli incontri bilaterali promossi dal Pdl su riforme istituzionali e legge elettorale vanno proprio in questa direzione, e hanno messo con le spalle al muro chi mirava gattopardescamente a non cambiare nulla per poi scaricare sul Pdl la responsabilità dell’impasse. Berlusconi e Alfano le riforme vogliono farle davvero per arrivare a una democrazia più efficiente con meno parlamentari, iter legislativi più rapidi, ripartizione delle competenze fra le due Camere, governi che abbiano gli strumenti per governare e partiti regolati da norme che ne garantiscano la trasparenza.

Ora che la partita è stata finalmente aperta, tutti gli alibi sono caduti e ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità. Berlusconi dunque, oltre a fare un passo indietro senza essere mai stato sfiduciato dal Parlamento, ha dimostrato anche di saper guardare avanti voltando pagina dopo due decenni di guerra fredda determinata dall’antiberlusconismo militante alimentato dai dirigenti della sinistra.

Ancora una volta il rinnovamento della politica passa da Berlusconi e dal Pdl, segno tangibile del fatto che, nonostante la fase tecnica in atto, la politica può e deve fare ugualmente il suo dovere. Da questa settimana si comincerà a ragionare concretamente anche sulle alleanze per le amministrative di maggio, ed è chiaro che l’obiettivo del Pdl è quello di confermare gli accordi con la Lega al Nord e quelle con l’Udc nelle undici amministrazioni di centrodestra che tornano alle urne.

Dunque, la nuova legge elettorale non dovrà scontentare né Bossi né Casini, ma il Pdl ha già posto alcuni paletti imprescindibili: la salvaguardia del bipolarismo, l’argine alla frammentazione e alleanze che non siano ammucchiate. Lo schema su cui si ragiona è quello di una legge elettorale che premi non più la coalizione ma i partiti che prendono un numero maggiore di consensi senza penalizzare né Lega né Udc.