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24 maggio 2012

Responsabilità editoriale online, come la pensate?

Cari amici,

oggi condivido con voi la registrazione video di una tavola rotonda che si è tenuta durante l’ultima sessione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, dedicata alla libertà di stampa su internet (Media freedom on Internet).

Durante il suo intervento, Bill Echikson, Head of Free Expression a Google Europe, ha spiegato che la libertà di stampa non è un problema solo “tra i soliti sospetti”, ovvero in Asia – per esempio, ma anche in Europa. E per suffragare quest’affermazione ha citato il caso di tre impiegati di Google che sono stati condannati da un tribuneale italiano a causa di un video caricato su YouTube. Questo video non era di Google e non era stato prodotto, ne’ approvato, dagli impiegati condannati che hanno provveduto a rimuoverlo non appena la Polizia lo ha chiesto.

Mi sono dunque sentita di dover intervenire dato che ciò che Echikson non ha detto è che quel video riguardava un ragazzino affetto da sindrome di Down maltrattato dai compagni di classe. Anzi, direi che quel video faceva parte dei maltrattamenti a tutti gli effetti. E’ vero che Google lo ha poi tolto, ma nel frattempo era rimasto online per due mesi.

Credo che casi come questo ci mettano di fronte ad un interrogativo che dobbiamo porci seriamente e senza pregiudizi ideologici di sorta: di chi è la responsabilità editoriale dei contenuti user generated?

Per Echikson è degli utilizzatori che, secondo lui, sempre rispondendo ad una mia domanda, sono sufficientemente consapevoli di ciò.

Io credo che ci voglia un supplemento di riflessione e credo anche che si debba considerare parte della questione il fatto che quel video mandato online “a sua insaputa” abbia contribuito a generare profitti, come accade ai contenuti che noi tutti gratuitamente condividiamo.

E voi come la vedete?

3 maggio 2012

Giornata mondiale della libertà di stampa, ancora troppe le violazioni

Debora Bergamini «Le violazioni alla libertà di stampa sono purtroppo frequenti ancora oggi. Troppi giornalisti sono brutalmente aggrediti, malmenati, arrestati e persino uccisi perché cercano di informarci di ciò che accade nel mondo. In un’epoca in cui la comunicazione ha raggiunto un’evoluzione sorprendente, ancora assistiamo a queste plateali e gravissime violazioni dei diritti umani. C’è ancora chi cerca di censurare e nascondere i fatti, condizionando i giornali o oscurando internet. Non voltiamoci dall’altra parte quando vediamo calpestati i diritti fondamentali della società democratica, fingendo che non ci riguardino». Lo dichiara, in occasione della giornata mondiale per la libertà di stampa, l’On. Deborah Bergamini, presidente della sottocommissione per i Media e la Società dell’Informazione della Commissione Cultura dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.

«La Giornata per la Libertà di Stampa, che si festeggia oggi in tutto il mondo, deve essere un momento di riflessione per tutti e l’occasione per ricordarci di non rimanere inerti», ha proseguito la parlamentare del PPE. «La libertà di informazione è un diritto fondamentale, e la sua corretta celebrazione e pratica richiede che non venga utilizzata come paravento per ledere altri diritti fondamentali quali la dignità della persona e il rispetto della vita privata». «Da 63 anni il Consiglio d’Europa – proprio il 5 maggio ricorre l’anniversario della fondazione – cerca di indirizzare l’Europa verso un giusto equilibrio tra il godimento dei propri diritti fondamentali e il rispetto dei diritti, altrettanto fondamentali, degli altri. Con la società globalizzata di oggi tale compito è sempre più arduo, ma dobbiamo renderci conto che su questa equazione si fonda la società democratica in cui tutti vorremmo vivere» conclude l’On. Bergamini.

Di seguito il comunicato originale, in inglese:

27 aprile 2012

Primavera Araba, mantenere ferma la rotta dell’emancipazione femminile

Cari amici,

condivido con voi il video del mio breve intervento durante la discussione, all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, del rapporto della collega belga Fatiha Saidi dedicato a L’uguaglianza uomo-donna: una condizione per il successo della Primavera Araba”.

Questo rapporto è nato sulla scia di una mozione che io stessa avevo presentato, a giugno 2011, sull’ uguaglianza di genere e lo status delle donne nei paesi del vicinato meridionale del Consiglio d’Europa.

E’ fondamentale che le donne, che sono state così importanti nel determinare il cambiamento nei tanti paesi che sono stati attraversati dalla cosiddetta Primavera Araba, oggi non vengano emarginate. Per questo è necessario cooperare a molti livelli, da quello della democrazia parlamentare a quello – importantissimo – della società civile, da quello intergovernativo a quello non governativo. E per questo noi, al Centro Nord-Sud, abbiamo lanciato l’Euro-Med Women Network for the empowerment of women.

L’emancipazione femminile non è mai un processo a senso unico: ha delle accelerazioni come delle battute d’arresto e anche delle regressioni. Dobbiamo esserne consapevoli e, al contempo, mantenere ferma la rotta che è quella della libertà, della dignità e dell’autonomia delle donne oltre che del loro – dovuto – protagonismo politico e sociale.

26 aprile 2012

Al via l’Euro-Med Women Network. L’impegno continua

Cari amici,

come sapete, nelle conclusioni della conferenza dedicata a Le Donne come Agenti di Cambiamento nel Sud del Mediterraneo che, come Presidente del Centro Nord-Sud del Consiglio d’Europa, ho organizzato a Montecitorio lo scorso Ottobre, ci eravamo prefissate, tra gli altri, l’obiettivo di

Costruire un Network femminile per la governance democratica, volto ad investire nel capacity building, che favorisca l’accesso delle donne alla politica sia a livello nazionale che locale.

Sono felice di poter dire, oggi, che la promessa è stata mantenuta. Da pochi giorni è ufficialmente online e funzionante la piattaforma web di supporto al nostro Euro-Med Women Network, che conta già più di 200 aderenti provenienti da 40 paesi. Questo traguardo non segna certo la fine del processo ma, anzi, il suo inizio: si tratta di uno strumento che ci permetterà di lavorare insieme con continuità nonostante la distanze fisica.

Di seguito l’agenzia ANSAmed sull’argomento:

Euromed: creato sito web per emancipazione donne arabe. Iniziativa del Consiglio d’Europa per favorire dialogo

(ANSAmed) – STRASBURGO, 25 APR – Si chiama Euro-Med Women Network (www.nswomennetwork.org) il nuovo sito web creato dal Centro Nord Sud del Consiglio d’Europa, che mira a creare una piattaforma dove le donne europee e arabe possano scambiarsi le loro esperienze. L’iniziativa voluta dalla deputata italiana Deborah Bergamini, presidente del Centro Nord Sud, è stata presentata oggi a Strasburgo ad alcuni autorevoli rappresentanti del nord e del sud del Mediterraneo, che oltre ad assistere all’inaugurazione del sito hanno cominciato i lavori che consentiranno di dare eco alle rivendicazioni e i suggerimenti che emergeranno dalle discussioni online.

“E’ grazie a internet che è nata la primavera araba”, osserva l’onorevole Bergamini, “e questo sarà anche il nostro luogo di incontro”, dice aggiungendo che “ogni donna, araba o europea, potrà mettersi in contatto con altre donne, scambiare le reciproche esperienze, ma anche trasmettere messaggi alla società civile e alle autorità politiche”. “Così vogliamo aiutare la donna araba, finora privata di qualsiasi diritto a emanciparsi”, sottolinea la parlamentare.

7 marzo 2012

Calcio, si faccia convenzione contro partite truccate e scommesse illegali

Ieri, in Commissione Cultura dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, abbiamo parlato di calcio. 

In particolare, abbiamo invitato i 47 Stati membri del Consiglio d’Europa ad elaborare una convenzione, o un trattato internazionale vincolante, contro partite truccate e scommesse illegali. Pensiamo che ci si possa basare, per farlo, sullo studio di fattibilità che è stato elaborato dagli esperi del Consiglio d’Europa e che, nel frattempo, si possano adottare una serie di misure transitorie, come l’interdizione delle scommesse sulle partite che coinvolgono minori.

Abbiamo poi audito Thomas Hildbrand, il procuratore svizzero che si occupa dell’inchiesta sui casi di corruzione avvenuti in FIFA, e votato all’unanimità una bozza di risoluzione che invita la FIFA a chiarire tutti i fatti connessi ai recenti scandali ed a rafforzare i poteri d’inchiesta della commissione etica interna.

Di seguito i comunicati stampa (in inglese e francese):

3 febbraio 2012

Abbiamo scritto a Monti, Terzi, Fornero e Moavero affinché si firmi la Convenzione sulla violenza contro le donne

(AGENPARL) – Roma, 02 feb 

L’Italia firmi la “Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne e alla violenza domestica”: è quanto chiedono le deputate Federica Mogherini, Deborah Bergamini, Fiamma Nirenstein, e le senatrici Anna Maria Carloni e Giuliana Carlino, componenti dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, in una lettera inviata oggi al Presidente Monti e ai Ministri Terzi, Fornero e Moavero, nel giorno in cui la Camera dei Deputati ha approvato un ordine del giorno alla legge Comunitaria che recepisce lo stesso impegno.

La Convenzione, già firmata dai principali paesi europei (tra cui Francia, Germania, Spagna), rappresenta il primo strumento giuridico internazionale per proteggere le donne da qualsiasi forma di violenza, grazie a misure di prevenzione, di tutela in sede giudiziaria, di sostegno alle vittime.

2 febbraio 2012

Ecco l’odg, accolto dal governo, che lo impegna a firmare, e far firmare all’UE, la Convenzione contro la violenza sulle donne

AC 4623

Ordine del giorno

La Camera,

premesso che,

nel maggio del 2011 si sono svolti ad Istanbul i lavori che hanno portato alla stesura di un testo per una «Convenzione europea per la prevenzione e la lotta alla violenza sulle donne», un trattato che

rappresenterebbe il primo strumento giuridicamente vincolante in Europa per la creazione di un quadro giuridico completo per combattere la violenza tramite la prevenzione, l’azione giudiziaria e il supporto alle vittime;

nel testo di tale Convenzione sono indicate una serie di misure che gli Stati devono adottare per prevenire la violenza, proteggere le vittime e perseguire gli autori dei reati: è previsto in particolare che siano sanzionate le violenze contro le donne, i matrimoni forzati, le mutilazioni genitali, lo stalking, le violenze fisiche, psicologiche e sessuali, ed è altresì prevista la creazione di un sistema di monitoraggio;

tale Convenzione – aperta alla firma di tutti i membri del Consiglio d’Europa, degli Stati non membri che hanno partecipato alla sua elaborazione, nonché della stessa Unione europea – ad oggi é stata firmata da 18 Stati, tra i quali figurano la Germania, la Francia, l’Austria, la Grecia, la Spagna, la Norvegia, il Portogallo etc, mentre per la sua entrata in vigore occorre raggiungere il numero di 10 ratifiche, inclusi 8 stati membri del Consiglio d’Europa;

nel provvedimento in esame è stata inserita nell’allegato B la direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, che pur rappresentando un significativo passo in avanti anche sul piano della tutela delle donne contro questa specifica forma di violenza, non è ancora sufficiente a garantire una tutela più generale contro ogni forma di violenza;

né l’Italia né l’Unione europea hanno sino ad oggi firmato la suddetta Convenzione, né ovviamente proceduto alla sua ratifica:

impegna il Governo,

ad adottare ogni iniziativa utile nelle opportune sedi europee al fine di favorire in tempi brevi la firma e la ratifica da parte dell’Unione europea della suddetta Convenzione, provvedendo altresì ad apporre la firma italiana e conseguentemente a sottoporre il provvedimento al Parlamento italiano per la sua ratifica.

26 gennaio 2012

Dietro alla crisi che scuote l’Europa non si celi il pericolo che l’uguaglianza rimanga un’aspirazione

Di seguito il testo del mio intervento*, qui a Strasburgo, durante il dibattito sul rapporto “Advancing women’s rights worldwide”.

Questo rapporto ha una grande valenza politica. Perché viene discusso qui a Strasburgo, nel cuore di un’Europa, dunque di un Occidente, che deve constatare un’amara realtà.

Debora BergaminiLa progressione del processo verso un’uguaglianza di genere, uno dei cardini della nostra identità europea, progressione che sembrava essere un punto fermo alla conferenza di Pechino del 1995, rischia in realtà di trovarsi a un punto morto oggi nel mondo. Essa rimane in gran parte un’aspirazione, nel migliore dei casi un impegno, ma certo non una realtà acquisita.

Anzi, prendendo atto del fallimento della globalizzazione, intravediamo all’orizzonte l’arrivo di ineguaglianze nuove, che riguardano tutti i paesi: quelli più avanzati economicamente, con una una crisi di risorse che rischia di pesare soprattutto sulle spalle delle donne, e quelli, molti dei quali fanno parte del nostro vicinato, che si trovano nel pieno di una transizione verso la democrazia che presenta mille incognite, non ultima quella di dover affrontare in tempi brevi il tema della discriminazione delle donne e della loro partecipazione alla vita politica, culturale e sociale.

Col risultato che ancora oggi, anno 2012, nella maggior parte del mondo il destino, per le donne, è già deciso.

E’ quindi necessario oggi più che mai che da qui, dal cuore dell’Europa, si moltiplichino gli sforzi per combattere la discriminazione e la violenza contro le donne, e per affermare la loro parità di accesso a ogni segmento della vita di un paese, affinché questi sforzi, a cascata, si irradino verso le assemblee parlamentari di tutti i paesi membri, verso tutti quei decisori che possono, e devono, fare in modo che questo torni ad essere un punto primario dell’agenda politica di ciascun governo, senza se e senza ma. Vigilando, affinché dietro all’urgenza delle tante questioni che scuotono l’Europa non si celi il pericolo che il processo di uguaglianza, nonostante le tante parole spese, rimanga appunto un’aspirazione.

*purtroppo il contingentamento dei tempi di parola, e l’alto numero di iscritti a parlare, non mi ha permesso di pronunciare questo intervento che, comunque, ho depositato e fa parte degli atti di questa sessione.

26 gennaio 2012

Strasburgo, commissario diritti umani. Nils Muiznieks è un’ottima scelta

(AGENPARL) – Strasburgo, 25 gen – “A mio parere è un’ottima scelta, perché da sempre si è occupato di diritti umani ed è stato un Ministro importante in Lettonia”.

Così Deborah Bergamini, deputata del Pdl e segretaria della delegazione italiana dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, commenta con l’AgenParl l’elezione di Nils Muiznieks, nuovo Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, avvenuta ieri a Strasburgo dove si sta tenendo la plenaria dell’Assemblea.

Il lettone Muiznieks con i suoi 120 voti ha sconfitto l’olandese Timmermans (92 voti) e il belga Monette (27 voti). “E’ stato un passaggio importante – aggiunge la Bergamini – il ruolo di Commissario dei Diritti Umani, soprattutto in questo momento storico in Europa, è fondamentale”.

commissario europeo diritti umani consiglio d'europa

25 gennaio 2012

Sulle pari opportunità di genere c’è rallentamento a livello mondiale

Debora Bergamini (AGENPARL) – Strasburgo, 25 gen – “Domani ci sarà il dibattito dedicato alle pari opportunità di genere. Una sorta di rilancio nel lavoro sulle pari opportunità che il Consiglio d’Europa fa da molto tempo, ma evidentemente si è visto che c’è qualche rallentamento in generale nell’agenda mondiale rispetto a quanto era stato stabilito nella conferenza di Pechino del ‘95”.

Così all’AgenParl Deborah Bergamini, deputata del Pdl e segretaria della delegazione italiana dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, che si trova a Strasburgo dove si sta tenendo la plenaria dell’Assemblea. “C’è una ritrovata attenzione al tema delle pari opportunità di genere – aggiunge la Bergamini – che per noi non può che essere un tema cruciale e un ottimo segnale”.