Quando la politica è debole, gli speculatori ingrassano alle spalle dei risparmiatori. 
Lo stiamo vedendo in queste febbrili giornate di altalene finanziarie e di furibonde e tardive corse ai ripari da parte dei governi occidentali.
Questa crisi globale, i cui confini sono ancora tutti da delimitare, mette in evidenza che una politica indebolita e costantemente delegittimata dai media non produce benefici per nessuno, ma genera solo rancori sociali (l’Inghilterra ne è un esempio lampante), frustrazioni collettive e un vuoto di potere che viene prontamente occupato dai burocrati e dai predatori dei mercati.
Occorre dunque che la politica recuperi autorevolezza, certo ripartendo da se stessa e da un recupero di efficienza ormai non più rimandabile, ma anche potendo contare sulla consapevolezza che è interesse e responsabilità di tutti gli ambiti sociali garantire che il nostro Paese possa affrontare questa emergenza con i dovuti interventi e con una condivisione reale del difficile cammino da intraprendere.
Quando la politica è debole, gli speculatori ingrassano alle spalle dei risparmiatori
Presto la legge, e gli incentivi, per i veicoli elettrici
Incentivi auto elettrica, 5000 euro ma dal 2012 
Approvata in commissione congiunta Trasporti e Attività produttive, dovrebbe diventare legge nei primi mesi del prossimo anno.
di Vincenzo Borgomeo su Repubblica
Alla fine anche l’Italia sia allinea agli altri Paesi europei: avremo anche noi gli incentivi per le auto elettriche. E così, in sostanza, avremo anche noi le auto elettriche perché fino ad oggi, vista la carenza legislativa, sia Nissan con la Leaf, Opel con la Ampera, Chevrolet con la Volt e (solo Renault non ha modificato i suoi piani) si sono rifiutate di commercializzare i loro modelli sul nostro mercato, dando la precedenza da altri Paesi che hanno già gli incentivi. Come dargli torto: l’auto elettrica ha già di per sé un prezzo caro, se poi mancano gli incentivi la macchina va completamente fuori mercato.
I giornali italiani hanno scoperto il Centro Nord-Sud
Roma, 23 giugno 2011 – Oggi c’è la mia foto su Repubblica. E vengo citata anche su La Stampa.
Da cosa deriva tanto interesse? Dal fatto che i giornali italiani si sono accorti per due anni ho presieduto il Comitato Esecutivo del Centro Nord-Sud del Consiglio d’Europa. Un Centro che si occupa di promuovere i diritti umani, il dialogo interculturale e la solidarietà mondiale. Con un budget – favoloso – di un milione e mezzo di euro. Cioè meno di quello che ha a disposizione qualsiasi grande ONG internazionale come Amnesty International, per esempio. Per darvi un’idea, Amnesty nel 2010 ha dichiarato un budget operativo di 21 milioni di dollari. Per non parlare di quanto siamo lontani dalle cifre gestite dalle grandi Organizzazioni Internazionali. Il Consiglio d’Europa, per esempio, che non è neppure tra le più ricche, ha un budget per il 2011 di 217 milioni di Euro.
L’emancipazione progressista si è ridotta a sex and the city
di Deborah Bergamini su Il Giornale
12 febbraio 2011 – Mai, neppure negli anni ’70, credo che si sia parlato così tanto come oggi della dignità femminile. Scomodando piazze, intellettuali e concetti quali la morale, la decenza, o il patriarcato piegato dalla modernità. Per noi donne è un’occasione imperdibile, purché la sappiamo cogliere. E non mi sembra che lo stiamo facendo, a meno di spazzare via un bel po’ di ipocrisia. Innanzitutto dalla politica, dove ormai il credo consolidato è che sui banchi del Parlamento siedano per il Pdl solo leggiadre fanciulle di facili costumi e, nel Pd, sacre custodi dei diritti femminili, là approdate grazie ad una rigida selezione meritocratica.
E’ lei?
di Marianna Rizzini, su Il foglio
12 ottobre 2010 – Errori nel partito, ha detto il Cav. Dalla Russia (con amore ma pure con determinazione: a gennaio si cambia, ha aggiunto). Si cambia cosa?, si cambia chi?, si sono chiesti nel Pdl. Non si sa se il Cav. Voglia davvero sostituire qualche coordinatore regionale e mettere a capo della baracca una donna, Daniela Santanchè è sempre sugli scud, ma un fatto è certo: un’altra donna ha da poco pronunciato, davanti al Cav., la frase “errori nel partito”. La donna è Deborah Bergamini, deputata Pdl da sempre considerata una fedelissima del premier. Una fedelissima che, qualche settimana fa, ha fatto il triplo salto mortale portando sul tavolo di Silvio Berlusconi una sorta di “dossier Toscana”. Proprio perché sono sua fedelissima, ha spiegato ai cronisti, gli dico che cosa non va nella regione che tanto piace ai turisti inglesi: nel Pdl locale sembra di stare in un soviet, nessuno viene consultato, non ci si accorge del malessere, la diaspora verso Futuro e Libertà è già in atto e se non si sta attenti andrà sempe peggio. A chi poi le ha chiesto se per caso la critica investisse il coordinatore pdl Denis Verdini, Bergamini ha risposto: macchè, io attacco chi gestisce male le cose in nome suo (e però gli osservatori smaliziati hanno pensato che Deborah la fedelissima si stesse preparando a qualche alto incarico nel partito, cosa che lei ha smentito categoricamente). Insomma: a molti Bergamini è parsa uno dei candidati papabili per il rinnovamento, specie quando si è saputo che è in ottimi rapporti con Liberamente, il “laboratorio di idee” o corrente dei ministri Frattini, Gemini e Carfagna.
Nel PdL troppe piante parassite
L’INTERVISTA
“NEL PDL TROPPE PIANTE PARASSITE, IL CAVALIERE USI IL DECESPUGLIATORE”
BERGAMINI EMARGINATA LODA GLI EX AN. “VERDINI? LASCIAMO STARE”
di Antonello Caporale per Repubblica
3 ottobre 2010 – Capace, illuminata, forse cattivella. Deborah Bergamini conosce il mondo e anche il potere. Conosce i cortigiani per averli frequentati da deputata. Ne diffida. Anche loro diffidano di lei, infatti la tengono in un cantuccio di Montecitorio.
Berlusconi è il rivoluzionario numero uno.
“Una persona fantastica, stupenda. Un genio, nel senso pieno della parola. Un vero liberale al quale l’Italia deve gratitudine”.
Il genio sta attraversando un momento no.
“L’Italia sta attraversando un momento no”.
Lui si appisola.
“Ho un albero d’ulivo in campagna vicino a Lucca. Era bellissimo e si stava rinsecchendo. Ho notato che era tutto coperto di vilucchio. Una pianta dall’aspetto innocuo, leggero. Eppure pericolosa. Addenta il fusto”.
Lui.
“Succhia la forza dell’albero, lo indebolisce. Si attorciglia tutta”
Lo strangola.
“E’ un parassita”.
Come si combatte?
“Con il decespugliatore”.
Dovrebbe andare col decespugliatore a palazzo Grazioli. Tanti vilucchi bussano alla porta.
“Lui apre a tutti”.
Non distingue l’operoso dal parassita.
“Una persona normale avrebbe di queste preoccupazioni. Una persona speciale no”.
Bella questa.
“Non avrebbe fatto quello che ha fatto se il criterio ispiratore delle sue scelte fosse stato così convenzionale”.
Il partito l’ha dato in mano a Verdini.
“Lasci stare che ho già passato tanti guai con lui”
Vendicatore l’uomo.
“La mia forza politica è equivalente alla metà di un fiammifero”.
Una fiammella d’ira.
“Se mi espongo è per dire che questo partito ha qualità sconosciute persino a sé stesso, tante menti disperse ma vitali”.
Tutti a correre dietro i loro interessi.
“Affaccendati”.
Spicciafaccende e affaristi.
“Tanti hanno impegni istituzionali. Ma forse troppi giungono da Berlusconi come se fosse una chiatta, per transitare da una riva all’altra”.
Una zattera a cui aggrapparsi.
“Non c’è cuore, e non c’è solidarietà”.
Quelli di An hanno mostrato più spirito di corpo.
“Avranno tanti difetti ma almeno è sopravvissuta l’idea di una rete che li lega insieme, uno spirito minimamente solidale”.
Da voi regna un bell’anarchismo.
“Il vilucchio”
Lei conta la metà di un fiammifero.
“Embè?”.
Riccardo Berti. Un grande giornalista, un grande uomo
Prato, 7 aprile 2010 – Ho conosciuto Riccardo Berti quasi vent’anni fa. Iniziavo allora la gavetta nelle televisioni locali e nella redazione della cronaca di Firenze della Nazione, e di lì a poco sarebbe diventato lui il direttore di quel prestigioso giornale. Per me il suo nome era legato all’emozione delle poche volte in cui ero giunta al suo cospetto, io giovane collaboratrice della cronaca, magari per qualche storia buona che avevo scovato in giro per la città. Da allora non ci siamo mai persi. Anzi, la vita ci ha portato a incontrarci ancora, e più volte, lungo percorsi inaspettati. Prima vicino a Berlusconi, e poi alla Rai, dove lui fu nominato nel 2002 direttore di Isoradio, e io, poco dopo, del Marketing. Negli anni, Riccardo per me è rimasto sempre il mio Direttore.
Avanti solo chi se lo merita
da Il tempo del 28 febbraio 2010
di Fabrizio dell’Orefice
Roma, 28 feb 2010. (Il Tempo) -”Il Pdl è un dono che Berlusconi ha fatto alle generazioni future”. Deborah Bergamini lo dice. Lo ripete. Insiste. E’ un suo pallino. Lei, deputata del Pdl da quasi due anni, è stata assistente personale e consulente a Palazzo Chigi di Silvio Berlusconi. Ogni tanto, parlando del Premier, le scappa di chiamarlo “dottore” come fanno tutti i collaboratori più stretti. Poi si corregge: “Dicevo, il presidente…”. La Bergmini è così, va sparata per la sua strada. Di tanto in tanto, con l’accento toscano che col tempo si è affiovelito, avverte: “Non è che sono l’esegeta del pensiero berlusconiano, sia chiaro…”.
Sull’aggressione a Berlusconi
BERGAMINI (Pdl): CHIARE RESPONSABILITA’ POLITICHE
Roma, 14 DIC (Velino) – “E’ troppo facile derubricare a isolato atto di follia la gravissima aggressione subita ieri a Milano dal presidente Berlusconi. E troppo facile imbastire in fretta e furia patetiche note di solidarieta’ da quattro soldi. Ci sono precise e chiare responsabilita’ politiche, giornalistiche e giudiziarie dietro la campagna d’odio in atto ormai da mesi”.
Viareggio, senza paura di essere retorica.
Roma, 1° luglio 2009 – Presidente, Onorevoli colleghi.
Ringrazio a nome di tutto il Pdl il ministro delle infrastrutture per l’esauriente, approfondita relazione sui tragici fatti di Viareggio.
Il rischio di apparire retorica, oggi, non mi spaventa. Anzi, è un rischio che corro volentieri, per esprimere con compiutezza quello che ho provato, e che provo tuttora, nel vedere la mia città in ginocchio, mortificata da un secondo maledetto, da una di quelle falle tecniche che solo un’arrogante pretesa di controllo può immaginare di eliminare dal nostro orizzonte storico. C’è un orrore che raccontano le immagini che ho visto ieri nella mia città, che nessuno scorcio televisivo, nessun resoconto giornalistico possono consegnare. Le case squarciate e annerite e all’interno la vita cancellata nell’assurdo di un ordine rimasto di quotidianità; il silenzio, l’odore di bruciato, l’oppressione del grigio del fumo e della cenere.






