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28 settembre 2011

Murdoch e noi

da Il Foglio:

“Stupefatta lettera a perta di un giornalista inglese agli italiani che sopportano i pm origlioni”

Scrive Nicholas Farrell a Il Foglio:

In Inghilterra [...] un giudice non indaga, ma dirige la giuria durante un processo. Le indagini sono il compito della polizia e degli avvocati della Crown Prosecution Service (Cps). La Cps (non la polizia) può intercettare le chiamate di un cittadino solo col permesso del ministro dell’Interno e solo dove esiste il sospetto ragionevole di un reato grave. Le intercettazioni non possono essere diffuse e pubblicate “all’italiana”. Altrimenti i responsabili (sia magistrati che giornalisti) vanno in galera. Di conseguenza le intercettazioni non vengono mai pubblicate in Inghilterra. Mai.

La spiegazione per una legge così robusta è chiara: pubblicare le prove nei confronti di un indagato prima del processo distrugge il suo diritto a un processo giusto ed equo. Di fatti, per lo stesso motivo, non si può pubblicare niente in Inghilterra che potrebbe inquinare un processo (verbali compresi).

Per vedere l’articolo integrale clicca su Murdoch e voi (qui e nella prossima finestra, deve aprirsi un file in pdf).

25 luglio 2011

Giustizia italiana indebitata per le intercettazioni. Nel 2010 è costata al contribuente 270 milioni

La spesa per captare le conversazioni degli indagati copre quasi la mmetà del disavanzo del ministero di via Arenula: 165 milioni di euro. Nel 2010 l’ascolto delle telefonate è costato 270 milioni di euro al contribuente.

Gian Maria De Francesco per Il Giornale

Il giornale, 25 luglio 2011 – Investireste in una società i cui costi sono sempre superiori ai rica­vi? Probabilmente no, anche se gli amanti del rischio ci sono sempre. Il contribuente italiano, invece, non può sottrarsi dal finanziare at­traverso le imposte il sistema della giustizia. E poiché, salvo nelle teo­rie liberiste più radicali, privatizza­re la giustizia non si può, dobbia­mo «socializzare» i 340 milioni di debiti a fine 2010. Una cifra che si mangia quasi il 5% dei 7,2 miliardi destinati al budget del ministero fi­nora guidato da Angelino Alfano.

8 luglio 2011

Intercettazioni. In UK arrestato il direttore di News of the World

Corriere della Sera, 8 luglio 2011 – È in corso una perquisizione presso la sede del quotidiano britannico Daily Star. Lo riferisce SkyNews citando fonti della Polizia. Il tabloid non è di proprietà del gruppo Murdoch. 

SCANDALO – Intanto l’intero Paese è «sotto choc» per lo scandalo delle intercettazioni e «andremo fino in fondo, creando una commissione d’inchiesta». Lo ha detto il primo ministro britannico David Cameron in una conferenza stampa, sullo scandalo intercettazioni abusive che ha portato alla chiusura del domenicale «News of The World» edito dalla News corporation di Rupert Murdoch. Cameron ha annunciato di voler creare un nuovo sistema di regole per i media.

4 luglio 2011

Mai esistita una struttura Delta. E’ un’invenzione.

TEOREMA DI REPUBBLICA MONTATO CON PUBBLICAZIONE BROGLIACCI

(ANSA) – ROMA, 4 LUG – ‘Da circa un settimana il quotidiano la Repubblica ha ricominciato un’aggressiva campagna stampa finalizzata a dimostrare l’esistenza di una fantomatica struttura Delta, interna alla Rai, che condizionerebbe l’attivita’ del servizio pubblico e della quale io avrei fatto parte nel 2005, anno in cui ero Direttore Marketing della Rai. Non esiste, ne’ e’ mai esistita, alcuna struttura Delta, il cui nome e’ appunto un’invenzione di Repubblica’. Lo dichiara in una nota la parlamentare del Pdl, Deborah Bergamini.

1 luglio 2011

La bufala della struttura Delta

Il teorema della struttura Delta è una bufala, e cerco di spiegare perché.

I fatti risalgono al 2005, quando io fui intercettata per un mese e mezzo nell’ambito di un’inchiesta relativa alla bancarotta di una società milanese, la HDC, inchiesta alla quale io ero del tutto estranea. Ancora oggi non conosco la ragione per cui fui posta sotto intercettazione, e in base a quali criteri. Nel 2007 Repubblica pubblicò illecitamente una selezione di riassunti di quelle intercettazioni, che sebbene irrilevanti per il processo Hdc e irrilevanti penalmente, erano finite “per sbaglio” fra gli atti di quell’inchiesta.

30 giugno 2011

I drogati del male

A VOLTE RITORNANO, I DROGATI DEL MALE da Il Tempo

A volte ritornano. E cercano di fare ancora piu’ male, perche’ la volta prima hanno fatto un buco nell’acqua e questo proprio non lo possono accettare. Il sito di Repubblica riciccia, come inchiesta giornalistica, le intercettazioni, del tutto irrilevanti penalmente, risalenti al 2005 sul presunto caso Rai-Set che provocarono all’epoca un gran polverone poi conclusosi nel nulla e che rimangono uno dei casi scuola sulle drammatiche perversioni di un circuito mediatico- giudiziario malato che e’ un’anomalia tutta italiana e che determina da anni la violazione sistematica e crescente di diritti che dovrebbero essere fondamentali e che invece vengono spappolati a scopo di lucro e di macelleria politica nel silenzio di tutte le piu’ alte cariche istituzionali e di garanzia.

13 luglio 2010

L’Onu rispetti la nostra democrazia

INTERCETTAZIONI, BERGAMINI (PDL): L’ONU RISPETTI LA NOSTRA DEMOCRAZIA, ALTRI I SUOI PROBLEMI

“L’Onu sta attraversando un lungo periodo di crisi che, evidentemente, offusca le capacità d’osservazione dei suoi stessi dirigenti: le avventate dichiarazioni di Frank La Roue sul ddl-intercettazioni ce ne forniscono una prova di una certa rilevanza.” Deborah Bergamini, parlamentare e presidente della Consulta Esteri del Pdl, boccia senza riserve le critiche del relatore Onu sulla libertà di espressione, intervenuto oggi contro il ddl-intercettazioni.

“Che questo funzionario si permetta di commentare il libero operato di una democrazia liberale, che insulti le istituzioni di una delle nazioni maggiormente impegnate nelle operazioni di peacekeeping, che si permetta posizioni partigiane. dimenticando la conformità democratica ed occidentale del ddl in questione, tutto ciò risulta francamente incomprensibile, oltre che intollerabile.

Che l’Onu pensi al Sudan, – conclude poi la stessa Bergamini – al Darfur, al genocidio boero in Sud-Africa, alla liberazione del soldato israeliano Shalit, alla liberazione delle donne iraniane accusate di adulterio, che pensi ai Laogai cinesi e al lavoro minorile sfruttato dalle multinazionali che sponsorizzano i vertici Unicef. Sono questi i suoi problemi . Ai diritti individuali ed universali del popolo italiano, come quello alla privacy, continuerà a pensarci questo governo.”

17 giugno 2010

Dopo 32 anni non si può giustiziare nessuno

CASO-POWELL, BERGAMINI (PDL): ORA NESSUNA CRITICA ALL’ITALIA DAGLI USA E DALL’OCSE

“A 32 anni di distanza non si può giustiziare nessuno: dopo così tanto tempo non vi può essere nessun violento risarcimento fra società e colpevole. Uccidere, dopo una tortura psicologica di tale durata un detenuto modello come David Powell, getta pesanti ombre sul sistema giuridico statunitense. Ombre che l’amministrazione Usa e la Comunità internazionale faranno finta di non vedere, preferendo concentrarsi sulla regolamentazione italiana della normativa sulle intercettazioni, i cui contenuti ignorano, preferendo al contrario, affidarsi alla disinformazione ed alla manipolazione che parte dei nostri media promuovono”.

Deborah Bergamini, parlamentare e presidente della Consulta Esteri del Pdl, denuncia il doppiopesismo degli Stati Uniti e di alcune organizzazioni internazionali in materia di giustizia. “Un doppiopesismo evidente – spiega la Bergamini – là dove si preferisce tacere di palesi e tremende violazioni dei diritti umani universali per criticare particolari e limitati atti legislativi di un Paese sovrano come l’Italia. Ho ancora nelle orecchie le sconsiderate dichiarazioni del sottosegretario alla Giustizia Usa, Breuer sul ddl intercettazioni, teso paradossalmente ad avvicinare il nostro sistema proprio a quello americano, nel quale la pubblicazione di atti in fase istruttoria non è nemmeno immaginabile; per non parlare della più recente condanna anti-italiana dell’Ocse, di cui gli Stati Uniti sono membri fondatori. Ecco, dopo quanto accaduto in Texas, dove oltre a Powell un altro detenuto attende l’esecuzione dal 1976, spero di non dover sentire altre ingerenze da parte e dell’amministrazione Obama e di organismi internazionali sempre meno attenti”, ha poi concluso la stessa Bergamini.

18 marzo 2010

Un ringraziamento a Susanna Tamaro

Dal sito di Tempi – Lettere al direttore

Roma, 18 marzo 2010 – Credo che l’intervista a Susanna Tamaro, apparsa nello scorso numero di Tempi, vada presa e indicata quale esempio di rara lucidità. E come prova di quanto, nel martellante bla bla che invade le nostre vite, sia dirompente e propre, pulito, come direbbero i francesi, un pensiero che ha con sé la qualità di essere lungamente meditato. Per nostra triste fortuna, in poche pagine le risposte della Tamaro squarciano il velo ideologico che ammanta l’immarcescibile ipocrisia italiana, tutta imbellettata di buoni sentimenti che in un attimo si rivelano implacabili tagliole. Sono rimasta colpita soprattutto da un punto che ritengo essenziale per comprendere i fatti accaduti a ripetizione negli ultimi mesi: il sentimento più diffuso del nostro tempo – afferma la Tamaro – è il risentimento. Calunnie e vizi, spie e intrighi, potere ed eros, tutto esiste da quando esiste l’uomo: per questo i nostri avi spronavano i loro giovani a distinguere l’invidia positiva (l’emulare e il competere), da quella meramente distruttiva (il non vedere). Il ressentiment, per dirla con Nietzsche, appartiene proprio al secondo aspetto. Esso non ha valori, nasce dall’incapacità di accettare il proprio stato, si tramuta in odio e cieca violenza.

12 giugno 2009

Quei ventuno franchi tiratori e il diritto alla privacy

Il Riformista, 12 giugno 2009 – E’ molto singolare che uno dei provvedimenti più contestati dall’opposizione, un provvedimento che ha persino motivato una lettera al Capo dello Stato in cui lo si definisce “politicamente eversivo”, sia anche il primo che ottiene a votazione segreta 21 voti proprio dall’opposizione.