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E’ fondamentale che le donne, che sono state così importanti nel determinare il cambiamento nei tanti paesi che sono stati attraversati dalla cosiddetta Primavera Araba, oggi non vengano emarginate. Per questo è necessario cooperare a molti livelli, da quello della democrazia parlamentare a quello – importantissimo – della società civile, da quello intergovernativo a quello non governativo. E per questo noi, al Centro Nord-Sud, abbiamo lanciato l’Euro-Med Women Network for the empowerment of women.
L’emancipazione femminile non è mai un processo a senso unico: ha delle accelerazioni come delle battute d’arresto e anche delle regressioni. Dobbiamo esserne consapevoli e, al contempo, mantenere ferma la rotta che è quella della libertà, della dignità e dell’autonomia delle donne oltre che del loro – dovuto – protagonismo politico e sociale.
Costruire un Network femminile per la governance democratica, volto ad investire nel capacity building, che favorisca l’accesso delle donne alla politica sia a livello nazionale che locale.
Sono felice di poter dire, oggi, che la promessa è stata mantenuta. Da pochi giorni è ufficialmente online e funzionante la piattaforma web di supporto al nostro Euro-Med Women Network, che conta già più di 200 aderenti provenienti da 40 paesi. Questo traguardo non segna certo la fine del processo ma, anzi, il suo inizio: si tratta di uno strumento che ci permetterà di lavorare insieme con continuità nonostante la distanze fisica.
Di seguito l’agenzia ANSAmed sull’argomento:
Euromed: creato sito web per emancipazione donne arabe. Iniziativa del Consiglio d’Europa per favorire dialogo
(ANSAmed) – STRASBURGO, 25 APR – Si chiama Euro-Med Women Network (www.nswomennetwork.org) il nuovo sito web creato dal Centro Nord Sud del Consiglio d’Europa, che mira a creare una piattaforma dove le donne europee e arabe possano scambiarsi le loro esperienze. L’iniziativa voluta dalla deputata italiana Deborah Bergamini, presidente del Centro Nord Sud, è stata presentata oggi a Strasburgo ad alcuni autorevoli rappresentanti del nord e del sud del Mediterraneo, che oltre ad assistere all’inaugurazione del sito hanno cominciato i lavori che consentiranno di dare eco alle rivendicazioni e i suggerimenti che emergeranno dalle discussioni online.
“E’ grazie a internet che è nata la primavera araba”, osserva l’onorevole Bergamini, “e questo sarà anche il nostro luogo di incontro”, dice aggiungendo che “ogni donna, araba o europea, potrà mettersi in contatto con altre donne, scambiare le reciproche esperienze, ma anche trasmettere messaggi alla società civile e alle autorità politiche”. “Così vogliamo aiutare la donna araba, finora privata di qualsiasi diritto a emanciparsi”, sottolinea la parlamentare.
Mi auguro che siano numerosi, oggi, i marocchini che si recheranno a votare per eleggere il nuovo Parlamento e, quindi, il nuovo governo, il primo dopo la riforma della Costituzione.
So che alcuni attivisti, nel paese, invitano all’astensione. Questo è ovviamente un diritto intangibile, ma è anche, a mio parere, un’arma spuntata. Le battaglie politiche si conducono all’interno delle istituzioni, l’autoesclusione dagli spazi di decisione lascia soltanto maggiore capacità di manovra ad altri, magari proprio a coloro che si vogliono boicottare.
Il Marocco ha compiuto un incredibile numero di riforme negli ultimi 15 anni, ed è oggi uno dei paesi più stabili e maggiormente avanzati del sud del Mediterraneo. Spero che la sua società civile non si lasci scappare l’opportunità di compiere ulteriori passi avanti rinchiudendosi nel recinto di una protesta che, seppur legittima, rischia di essere sterile
Al termine della Conferenza “Le donne agenti di cambiamento nel Sud del Mediterraneo” si conviene sull’opportunità di:
1. promuovere la questione dell’avanzamento dello status delle donne in quanto priorità nel lavoro condotto dal Consiglio d’Europa, nella convinzione che ciò sia necessario per combattere in modo sempre più incisivo tutte le discriminazioni ed a promuovere una piena attuazione del principio di eguaglianza, favorendo l’integrazione di una dimensione specifica dell’eguaglianza di genere nei futuri programmi di cooperazione tra il Consiglio d’Europa e i Paesi del Sud del Mediterraneo, che si sono avviati sulla strada del cambiamento democratico
2. costituire un network femminile per la governance democratica, volto ad investire nella capacity building che favorisca l’accesso delle donne alla politica sia a livello nazionale che locale; tale network dovrebbe unire – seguendo l’originale modello strutturale del Centro Nord-Sud – la dimensione governativa, quella parlamentare, le autorità locali e la società civile, quale embrione di una cooperazione rafforzata tra i Paesi membri del Cde e quelli della sponda Sud del Mediterraneo, anche in collegamento con l’Unione per il Mediterraneo e la relativa Assemblea parlamentare, nonché con la Fondazione delle donne per il Mediterraneo, finalizzata allo scambio di idee, informazioni e best practices; tale network potrebbe, altresì, strutturarsi in ciascun Paese di appartenenza, con un organigramma operativo ed un responsabile, da invitare alle Sessioni dell’Assemblea parlamentare nonché alle riunioni del network dei parlamentari per combattere la violenza contro le donne;
3. assicurare un follow up della Conferenza, stabilendo una cadenza annuale per l’organizzazione dell’evento, rispettivamente in un paese membro del Consiglio d’Europa e in uno della sponda Sud del Mediterraneo. Il ciclo delle Conferenze sarebbe intitolato “The North-South Women’s empowerment process“. I temi delle Conferenze dovrebbero essere scelti di comune accordo dal Paese ospitante, dal Centro Nord Sud e dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa;
4. auspicare, dopo il riconoscimento dello status di partner per la democrazia ottenuto dai Parlamenti del Marocco e dell’Autorità palestinese, che un sempre maggior numero di Parlamenti, in particolare della sponda Sud del Mediterraneo, si impegni in una cooperazione strutturata con l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e aderisca al Centro Nord-Sud, seguendo l’esempio del Marocco, membro del Centro dal 2009;
5. promuovere la firma e la ratifica della Convenzione delle Nazioni-Unite sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW), e il ritiro delle riserve da parte dei Paesi che le hanno depositate, nonché l’adesione alle convenzioni in materia del Consiglio d’Europa, in particolare alla Convenzione n° 210 sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne, aperta alla firma l’11 maggio 2011 a Istanbul.
Women’s role in the Arab Spring: an international resolution
10 November 2011, Thursday / ELEONORA GALASSO, ROME
Can women be agents of change in the south Mediterranean region? According to Deborah Bergamini, chair of the executive committee of the North-South Centre of the Council of Europe, they definitely can.
Women from the Arab countries are gradually playing a crucial role in the political and social fabric that is changing the physiognomic structure of North Africa, the so-called Arab Spring. This initiative turned out into a conference, organized under the aegis of the Italian Ministry for Equal Opportunity, which took place last week at the Chamber of Deputies in Rome. The purpose of the congress was to set up a series of initiatives in order to provide support for the role of women, protecting their fundamental rights during the transition to democracy that is taking place in the countries experiencing the Arab Spring.
It’s been a two-day-long marathon hosting the most valuable voices in the political, entrepreneurial, social and cultural system, many of them being women, of course. The issues analyzed focused on the economic and social presence of women in the Arab world. Extensive reference has been made to the three Arab women who were awarded the Nobel Prize this year, underlining the Norwegian Nobel Committee’s motto: “We cannot achieve democracy and lasting peace in the world unless women obtain the same opportunities as men to influence developments at all levels of society.”
L’incontro di due giorni si è poi concluso con un appello della Presidente del Centro Nord-Sud del Consiglio d’Europa, Deborah Bergamini a non vanificare tutto quanto è emerso durante la conferenza ma ad andare avanti, nella concretezza, con proposte ed accordi.
In un documento conclusivo Deborah Bergamini ha poi chiaramente confermato i punti su cui il Centro Nord-Sud si impegnerà nei prossimi mesi:
1. Promuovere la questione dell’avanzamento dello status delle donne in quanto priorità nel lavoro condotto dal Consiglio d’Europa, nella convinzione che ciò sia necessario per combattere tutte le discriminazioni e a promuovere una piena attuazione del principio di eguaglianza.
2. Costruire un Network femminile per la governance democratica, volto ad investire nella capacity building che favorisca l’accesso delle donne alla politica sia a livello nazionale che locale.
3. Assicurare un follow up della Conferenza, stabilendo una cadenza annuale per l’organizzazione dell’evento, in un paese Europeo e in uno della sponsa sud del Mediterraneo.
4. Auspicare, che un sempre maggior numero di Parlamenti si impegni in una cooperazione con l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.
5. Promuovere la firma e la ratifica della Convenzione delle Nazioni-Unite sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne.
Il ruolo delle donne è stato fondamentale per la Primavera araba. Ora devono affermare i propri diritti. Parlano le protagoniste.
26/10/2011
Dateci spazio. Ascoltate la nostra voce. Fateci parlare e partecipare. E’ la richiesta che sale dalle donne arabe, protagoniste delle rivolte che hanno fatto crollare i regimi al potere in Tunisia, Egitto e Libia, attivamente impegnate anche nelle proteste in Siria, nello Yemen, in Giordania e perfino nell’impenetrabile Arabia Saudita.
Si sono fatte portavoce di questa voglia di partecipazione le invitate alla conferenza dedicata a Le donne agenti di cambiamento nel Sud del Mediterraneo, organizzata a Montecitorio da Deborah Bergamini, parlamentare del Pdl e presidente del Centro Nord-Sud del Consiglio d’Europa. “Il momento è cruciale e dobbiamo cogliere l’opportunità, in questa fase elettorale e di stesura delle nuove costituzioni, per riconoscre il ruolo avuto dalle donne nelle rivoluzioni arabe”, spiega Maud de Boer-Buquicchio, vice segretario generale del Consiglio d’Europa.
Costituire una rete di donne del Mediterraneo per una governance democratica, che sviluppi le capacità e favorisca l’impegno delle donne che, nei paesi della riva sud vogliono guadagnarsi più spazio nell’attività politica a livello nazionale e soprattutto a livello di amministrazioni locali.
E’ questa la principale conclusione dei due giorni di conferenza internazionale su “le donne agenti di cambiamento nel sud del Mediterraneo” organizzata dall’on. Deborah Bergamini, presidente del Centro Nord-Sud del Consiglio d’Europa, a Montecitorio.
Una rete che unisca, seguendo l’originale modello strutturale del Centro Nord-Sud, la dimensione governativa, quella parlamentare, le autorità locali e la società civile, e che permetta, grazie allo scambio di buone pratiche, di informazioni ed esperienze, di aumentare la partecipazione politica femminile nei paesi del Mediterraneo in piena transizione verso la democrazia.
“Come è emerso chiaramente dal dibattito” ha affermato nelle conclusioni l’on. Bergamini, “l’agibilità politica e sociale delle donne dipende da alcuni fattori chiave che sono l’educazione, l’indipendenza economica, la sicurezza, la liberà di circolazione, e il diritto di cittadinanza, oltre ad un nuovo patto con il sistema dei media. Sanno dunque questi i temi fondativi su cui la rete organizzerà il lavoro dei prossimi anni”.
Mentre l’Italia si concentra sugli sbertucciamenti della coppia Sarkozy-Merkel ai danni del nostro premier, la maggioranza litiga sulle pensioni, l’opposizione medita se rottamarsi o limitarsi ad una riverniciatura, c’è chi prova a mettere il naso fuori dai confini. Magari nel mondo, qualcosa pur succederà. E a pochi giorni dalla defenestrazione di Gheddafi, all’indomani della straordinaria partecipazione alle elezioni in Tunisia, il centro “Nord-Sud” si dirige verso la sponda meridionale del mare nostrum e, nella sala del Mappamondo della Camera dei deputati, svolge il tema: “Le donne agenti di cambiamento nel sud del Mediterraneo”.
Lo fa interpellando autorevoli interlocutori, a partire dal ministro degli Esteri Franco Frattini, che nella sua analisi si concentra su quanto possa fare il Vecchio Continente in supporto ai grandi cambiamenti di scena nell’Africa settentrionale. «Nel contesto della promozione del cambiamento delle donne, l’Europa stenta a dare un contributo efficace, perché schiacciata dalla crisi economica. Sempre che non sia una vera e propria crisi di identità». «La strada da percorrere verso una piena emancipazione – continua il ministro – se è lunga per i Paesi del sud del Mediterraneo, non è di certo giunta alla conclusione in quello del versante europeo».
Fari puntati sulla Libia, ovviamente. E interrogato sul futuro, Frattini osserva che :«Si apre una pagina nuova per la storia della Libia». Una pagina «di certo potenzialmente positiva, ma occorre fare chiarezza sulle circostanze che hanno portato alla morte di Gheddafi. È nostro fermo auspicio che il nuovo regime che verrà democraticamente eletto garantisca piena libertà di professione di culto per tutti i credi».
Altro fronte caldo è quello israelo-palestinese. Bernard Sabella, professore di sociologia all’università di Betlemme, osserva che «Ci sono molte donne in Palestina che potrebbero dare slancio all’attività politica del Paese. Voi conoscete solo Tipi Livni, perché i politici israeliani sono più famosi. Siamo di fronte a due società molto diverse per cui in Israele le donne acquisiscono più visibilità. Ma nel nostro Parlamento ce ne sono decine», un dato sicuramente rilevante nel panorama del mondo arabo.
Ma c’è un “rischio di mediatizzazione” del loro ruolo, che in Palestina vogliono evitare. «È necessario tenere accesi i riflettori», sostiene Deborah Bergamini, promotrice del convegno, temendo, per altri versi, che «le donne nordafricane si trovino messe da parte quando si tratta di sedersi al tavolo e riscrivere le regole». Anche l’organizzatrice si ritrova nell’analisi del ministro degli Esteri sulle difficoltà che l’Europa possa essere un’efficace sponda alle rivendicazioni della primavera araba: «Il Vecchio Continente si trova nel momento di sua massima crisi».
La collega pidiellina Souad Sbai, italo-marocchina, è ancora più preoccupata. La rivoluzione che ha interessato la sponda settentrionale del Mediterraneo non è stata tale. Anzi:«È adesso che comincia la vera resistenza. A me i traditori non piacciono, quella che parla adesso al mondo è la stessa classe dirigente che ieri parlava a nome dei dittatori».
La speranza, per entrambe le sponde del Mediterraneo, è che possa valere ciò che la celebre scrittrice femminista Naomi Wolf scrive: «Quando cambiano le donne, cambia tutto. E le donne nel mondo arabo sono cambiate in modo radicale». «La prima cosa da fare allora – conclude la Bergamini – è quella di mettersi in ascolto delle protagoniste».
Presidente del Centro Nord-Sud del Consiglio d’Europa
Conferenza internazionale:
“Le donne agenti di cambiamento nel sud del Mediterraneo”
Roma, 24 – 25 ottobre 201
Discorso di apertura
Eccellenze,
Colleghi,
Amiche ed amici,
Grazie.
Grazie di essere qui e di aver risposto al nostro invito a partecipare ad una conferenza che ha come protagoniste le donne, le donne che con coraggio si sono poste in questi mesi al centro dei profondissimi cambiamenti che stanno scuotendo l’intero arco del Mediterraneo. Cambiamenti politici, sociali e culturali destinati a disegnare non solo il nuovo volto di un luogo che è al cuore del mondo, il Mare Nostrum, appunto, ma anche il volto di un millennio apertosi appena 11 anni fa e che fa sembrare così lontano tutto ciò che lo ha preceduto.
Oggi, in questa sala, sono (almeno) 21 i paesi rappresentati, ed è un onore per me poter dare l’avvio ai lavori.
Questa conferenza si inserisce nel quadro del Programma Trans-Mediterraneo che il Centro Nord-Sud di Lisbona, che presiedo, porta avanti dal 1994. Le donne, l’acquisizione dei loro diritti e il loro apporto allo sviluppo dei rispettivi paesi sono da sempre uno degli assi di lavoro del Centro, così come la promozione dei valori democratici e del principio di solidarietà e l’educazione verso una cultura della cittadinanza globale.
Avete visto, entrando, l’esposizione dei 20 Bridge Builders con i quali, un anno fa, abbiamo voluto festeggiare il ventennale del Centro Nord-Sud rendendo omaggio a 20 personalità che, nel corso della storia, hanno tessuto legami tra le diverse civiltà: viaggiatori, studiosi, pensatori e anche quelli che, oggi, chiameremmo attivisti.
Oggi, però, il nostro sguardo non è rivolto al passato, ma al presente e, ancor più, al futuro. Ci troviamo qui per analizzare dal punto di vista femminile, ma naturalmente saranno più che benvenuti i contributi offerti dagli uomini, cosa sta accadendo nel sud del Mediterraneo e cosa è necessario fare per il futuro in termini di uguaglianza, libertà e giustizia sociale.
In questi due giorni di lavoro il nostro sguardo spazierà dal Nord Africa al vicino e Medio Oriente, attraverso la testimonianza di tutte le donne che, “agenti di cambiamento”, offriranno la loro esperienza e la loro visione di come le battaglie per un Mediterraneo più femminile dovranno confrontarsi con uno scenario globale sempre più interdipendente. Così come approfitteremo dell’esperienza diretta di tante parlamentari del Consiglio d’Europa che agiscono ogni giorno per le pari opportunità di genere nei rispettivi paesi, e che hanno voluto essere presenti a questa manifestazione. Le ringrazio…
Abbiamo voluto favorire quest’occasione di incontro perché ciò che fanno le donne è spesso ignorato o distorto dai media internazionali, e perché il rischio è che una volta superata la fase critica di rottura dell’ordine costituito, le donne si trovino messe da parte quando si tratta di sedersi al tavolo e riscrivere le regole. Per questo è necessario tenere accesi i riflettori.
Qualunque sia la lettura che vogliamo dare ai movimenti dalle dinamiche e dalle cause più diverse che un po’ superficialmente sono stati raccolti sotto il nome di “primavera araba”, non v’è dubbio che essi avranno una portata epocale.
E lo vediamo proprio in questi giorni di grande accelerazione: la Tunisia si sta riorganizzando, dotandosi di una nuova costituzione. Le elezioni per l’assemblea costituente, le prime libere dopo 22 anni, lo sapete, si sono tenute ieri. Gli interrogativi su queste elezioni sono tantissimi, e noi domattina avremo già, qua con noi, i primi testimoni di questo evento. Pochi giorni fa, in Libia, è stato catturato e ucciso Gheddafi e sono state annunciate elezioni nazionali entro 8 mesi.
Mantengo la metafora della “primavera” per dire che oggi, questo grande fermento coincide con il momento di massima crisi della vecchia Europa. Una crisi che non è solo economica, ma identitaria. A osservare i grandi cambiamenti che attraversano i Paesi della riva sud c’è un’Europa chiusa in se stessa, senza idee, piena di paura, unita da una moneta, necessitata tuttavia a concorrere a questo risveglio democratico dei paesi vicini. Perciò credo che questo momento storico, pur caratterizzato da fragilità ed incertezze, rappresenti per tutti noi, a Nord e a Sud, e per le donne in particolare, una grande, pur se difficile, occasione da cogliere.
Le donne tunisine, egiziane, libiche (solo per citarne alcune) hanno oggi una possibilità, e anche una responsabilità, che non è stata data alle nostre antenate europee: quella di disegnare in prima persona il futuro della società in cui vivranno. Queste donne dovranno poter concorrere alla riorganizzazione della loro realtà e delle norme che la regolano. Dei valori e dei principi a cui deve ispirarsi l’ordinamento dei loro stati.
Il modello di stato europeo, occidentale, è il frutto esclusivo della mente degli uomini, e forse per questo fatica a rinnovarsi e a scrivere un nuovo patto fra cittadini e politica, ora compromesso, per proseguire in una convivenza civile ed efficace. Una politica debole rende un cittadino debole, e fa solo il bene degli speculatori. Per questo la politica deve recuperare una sua autorevolezza in Europa, al più presto.
Certo, sappiamo che sono state numerose le donne che, anche quando non veniva loro riconosciuto non solo il diritto di esprimersi, ma neppure la facoltà di farlo, hanno contribuito al progresso delle nostre civiltà. Così come sono ancora più numerose le donne che hanno saputo ritagliarsi spazi di intervento là dove lo spazio sembrava non esserci, riuscendo, attraverso la mediazione degli uomini, a sviluppare la propria influenza dal privato al pubblico. Di sicuro, però, le regole le hanno fatte gli uomini e la storia l’hanno scritta gli uomini, o meglio, quelli tra loro che sapevano scrivere. Un gesto che a noi appare così banale e che pure per millenni ha rappresentato una incredibile fonte di potere.
Oggi non può più essere così. E infatti nei paesi della primavera araba tutto sta ovviamente avvenendo in maniera diversa da come è stato qui. Ed è immaginabile, ed auspicabile, che riusciamo a passare insieme da un’Europa degli uomini a un Mediterraneo delle donne. Le premesse ci sono tutte!
In tutto il mondo, ed il Mediterraneo non fa eccezione, le studentesse sono spesso più brave dei loro colleghi maschi. La cultura non è più un monopolio maschile, come dimostrano anche i dati relativi all’evoluzione del rapporto tra ragazze e ragazzi iscritti, rispettivamente, alla scuola primaria e a quella secondaria nei paesi arabi.
Neppure gli spazi pubblici, siano essi reali o virtuali, sono più un monopolio maschile.
Il numero delle donne lavoratrici aumenta gradualmente in quasi tutti i paesi del sud (e del nord) del Mediterraneo, anche se in questo caso la progressione non è così “trionfale” come per l’educazione. L’indipendenza economica è necessaria – anche se non sufficiente – per raggiungere la libertà e quindi l’agibilità politica.
Infine, è arrivato un grande aiuto dalle nuove tecnologie che, con Internet, hanno creato nuovi spazi e nuove forme di interazione. Forme facilmente accessibili, più fluide e meno gerarchizzate, e forse proprio per questo più femminili. I dati sull’accesso ad internet nel mondo arabo sono impressionanti e mostrano, negli ultimi dieci anni, un incremento molto rapido.
Certo, la popolazione toccata dalle nuove tecnologie è ancora la minoranza… Ma è una minoranza in rapida espansione.
Premesse così diverse da quelle che erano valide ai tempi della nascita degli stati moderni in Europa e, se vogliamo, anche della stessa Europa emersa dalle macerie della seconda guerra mondiale, non potranno che portare a risultati completamente diversi e nuovi.
Sappiamo che questo non sarà un cammino facile, poiché il futuro democratico di questi paesi si prefigura complesso e pieno di insidie, la prima delle quali è data dal diffondersi dell’islamismo radicale. Esistono poi questioni economiche difficilissime da risolvere, modelli sociali che dovranno essere ridiscussi e verificati, percorsi culturali dirompenti favoriti proprio dall’accesso alle nuove tecnologie.
E sono persuasa che in tutta questa complessità sarà decisivo il concorso dell’Europa e in particolare di quelle istituzioni attive da decenni nel campo dei diritti umani, come il Consiglio d’Europa. Così come sono persuasa che i cambiamenti della riva sud non potranno che stimolare e riaccendere la necessità di rimettersi in cammino di un’Europa in cerca di luce.
Il Centro Nord-Sud è molto fiducioso sul realizzarsi di questo processo. Ma vogliamo fare di più: vogliamo sostenerlo e, in particolare, sostenere le donne che sono impegnate in esso, affinché la loro spinta innovatrice venga non attenuata, ma rilanciata.
Naomi Wolf, celebre scrittrice femminista, ha detto: “quando cambiano le donne, cambia tutto. E le donne nel mondo arabo sono cambiate in modo radicale”. La prima cosa da fare, quindi, credo che sia quella di dare la parola alle protagoniste, per ascoltare come sono cambiate e per che cosa. Per questo motivo noi, qui, ne abbiamo invitate tante e non vediamo l’ora di ascoltarle.