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10 febbraio 2012

Su Bettolle e i congressi del PdL

da Notapolitica.it: Debora Bergamini

“La decisione era nell’aria”, conferma Deborah Bergamini, deputata azzurra. “Anche nella mia provincia succede la stessa cosa: il congresso di Lucca si terrà nella mia città, Viareggio”. Per Bergamini una scelta poco condivisibile: “Appoggio, capisco e incoraggio il disagio giovanile. Quello che succede sono cose da matti. O il partito si apre veramente al cambiamento, o queste cose costituiranno la fine della politica nel nostro paese. Perché è evidente che salti all’occhio che questa è una scelta strana”.

Di seguito l’intero articolo

Nel Pdl scoppia il caso Bettolle

di Pietro Salvatori

Bettolle ombelico del mondo. Con questa parola d’ordine una gran parte della Giovane Italia, il movimento giovanile del Pdl, sta contestando in queste ore sul web la gestione della stagione congressuale del partito. Il casus belli nasce a Siena.

12 ottobre 2011

I Novantaquattristi del Pdl

da notapolitica.it:

di Simone Bressan 

Mentre tutti si affrettano ad accreditarsi come frondisti o malpancisti di questa o quella corrente e mentre le cene romane fanno il pieno di peones pronti ad inscenare “Idi di Marzo” fuori stagione alle spalle di Re Silvio, loro si definiscono semplicemente “ultralealisti”. Forzisti della prima ora, vicini a un totem della rivoluzione liberale come Antonio Martino e, particolare non irrilevante, toscani estranei al rito verdiniano: Deborah Bergamini, Alessio Bonciani e Paolo Amato sono solo tre esponenti della pattuglia parlamentare che chiede a Silvio Berlusconi un cambio di rotta nel solco di quel che fu il sogno tratteggiato dal Cavaliere nel 1994.

Per settimane molti attenti osservatori dei movimenti di Palazzo Madama e di Montecitorio li avevano inseriti nella lunga lista di uomini e donne pronti a indicare il pollice verso in caso di nuova richiesta di fiducia da parte dell’attuale esecutivo. Lunedì, a sorpresa, la mossa dei tre. “Abbiamo rotto gli argini prima degli altri – spiega Deborah Bergamini- Già nel settembre del 2009, al coordinamento regionale di Viareggio, presentammo un documento molto critico per denunciare la gestione oligarchica del partito. Nella primavera dell’anno dopo, abbiamo confermato tutta la nostra preoccupazione. Oggi, però le cose sono cambiate, c’è un nuovo segretario, Angelino Alfano e sta facendo un buon lavoro. Ha tutto il mio appoggio. Vedo che il partito si sta dando una serie di regole, per essere più aperto alle istanze del territorio, adesso vediamo che stagione si apre.

Secondo la Bergamini “ora tutti i nodi stanno arrivando al pettine, ma non è certo un fatto negativo che si discuta, anche animatamente, al nostro interno.” Poi l’accelerazione: “Berlusconi non si tocca: chi suggerisce in questa fase al nostro presidente di fare un passo indietro non ha capito il senso di tutto il suo percorso, dal ’94 ad oggi. Chi chiede che lasci, pecca di ipocrisia, non possiamo consegnare il paese ai quei poteri forti da cui Berlusconi ci ha salvato ben 17 anni. Andiamo avanti con lui, ma il partito deve velocemente darsi un aspetto aperto e strutturato per sigillare il territorio con i vertici.”

1 ottobre 2011

Le primarie, per recuperare il rapporto con l’elettorato e favorire il ricambio

Deborah Bergamini risponde a Lettera43 sulla lettera spedita ad Alfano:

La nostra non è una iniziativa di rottura, anzi, vogliamo collaborare con Alfano nella riscrittura delle regole. [...] In primo luogo le primarie. Noi crediamo che siano indispensabili in questa in questa fase. Le liste bloccate, le polemiche sulle candidature, hanno creato una profonda distanza tra politica e cittadini. Bisogna recuperare il rapporto con l’elettorato.


[...] Perchè, mi chiedo, l’intero dibattito politico, da mesi, è centrato sul corpo femminile, nonostante siamo nel bel mezzo di una profonda risi economica? C’è un sistema di potere, in Italia, che è saldamente nella mani degli uomini. E’ nel loro interesse ridurre la donna a corpo oggetto. Serve a bloccarne le aspirazioni e l’accesso ai posti di comando. Guardi la fatica che abbiamo fatto a far passare la legge sulle quote rosa.


[...] Il problema del ricambio generazione esiste ovunque in Italia, nel mondo delle imprese, della cultura, dei media, del giornalismo, della politica.
 [... Sul limite al numero di mandati...] sono una liberale contraria a limiti imposti dagli altri, per legge. Questa è retorica dell’anti-Casta. Io credo che chi è bravo deve poter fare politica in Parlamento e fuori. E’ una questione di merito.


[Infine,] sarebbe un segnale forte da parte [di Alfano] affrontare subito, per esempio, il nodo della incompatibilità tra le cariche. È un problema annoso che risale a Forza Italia. Ecco, mi piacerebbe che Alfano lo affrontasse subito.

Di seguito l’intervista integrale:

21 ottobre 2010

Verdini batte partito 10 a 0

PDL: COORDINATORI LOCALI; BONCIANI,VERDINI BATTE PARTITO 10-0

(ANSA) – FIRENZE, 21 OTT – ‘E’ un tentativo, riuscito, di restaurazione: Verdini batte Pdl 10-0′. Lo afferma l’onorevole del Pdl Alessio Bonciani, dopo l’approvazione del documento predisposto dai coordinatori Verdini, La Russa e Bondi, che contiene anche i criteri per l’elezione dei coordinatori locali.

Per Bonciani ‘proprio quelli messi in discussione hanno tolto il diritto di nomina a Berlusconi e il diritto di voto ai tesserati’. ’Non annuncio il mio passaggio a un altro partito, ma sto pensando, assieme con altri, ad altre iniziative’ spiega l’ex coordinatore fiorentino sollevato a luglio dal suo incarico. In Toscana nei mesi scorsi anche altri esponenti del Pdl avevano criticato la dirigenza: tra gli altri, i parlamentari Deborah Bergamini, Paolo Amato e Roberto Tortoli. ‘Nel Pdl che intendo io – dice Bonciani – la ‘p’ sta per popolo e non per partito, e a quel popolo e’ stato tolto il diritto di eleggere i coordinatori. Cosi’ si costruisce un partito di elite. Da parlamentare rinuncio al mio voto ponderato e lo cedo simbolicamente a uno qualunque di chi nel Pdl ha lavorato per farlo davvero’. Bonciani sottolinea che ‘leggera’ bene il documento’, ma ‘mi viene voglia di pensare a una grande riunione di popolo, appunto, per parlare a quelle persone che dai prossimi congressi non potranno eleggere i loro coordinatori’. ‘In questo contenitore ci sto sempre piu’ stretto - conclude -: valutero’ nelle prossime settimane quali soluzioni possano risolvere i problemi fin qui emersi e non risolti’.

(ANSA).

 

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6 ottobre 2010

Ancora sul PdL in Toscana

da Italia Oggi.

Frattini, Gelmini o Valducci, a uno di questi tre il premier affiderà le redini del partito

Un commissario per il Pdl toscano

Berlusconi vuole fermare così la guerra tra Verdini e Bergamini

di Antonio Calitri

Per fermare la guerra tra guelfi e ghibellini del Pdl toscano, Silvio Berlusconi ha deciso di mandare un commissario. La guerra non più sotterranea tra gli uomini del coordinatore nazionale, Denis Verdini, e i rivoltosi guidati dalla ex assistente del premier, Deborah Bergamini, che ha praticamente ridotto il principale partito italiano a comparsa della politica regionale e sta diventando anche terreno di caccia per i finiani, dovrebbe essere risolta da un non toscano scelto tra i ministri Franco Frattini e Maria Stella Gelmini o il sottosegretario Mario Valducci.

25 settembre 2010

Toscana, Bergamini alla Miccichè

da Italia Oggi.

Il caso Verdini ha spaccato i militanti e ora il coordinatore non è più forte come prima

Toscana, Bergamini alla Miccichè

Il Pdl si affida alla deputata per evitare fughe dai finiani

di Antonio Calitri

Il modello siciliano con il Pdl diviso in due parti, ma entrambe fedeli al premier, potrebbe presto sbarcare in Toscana per evitare fughe di parlamentari e amministratori verso la nuova formazione di Gianfranco Fini. Con Deborah Bergamini alla guida di un nuovo pdl – Toscana proprio come Gianfranco Miccichè guida il pdl – Sicilia, fedele a Silvio Berlusconi ma non ai vicerè locali.

E nella regione più rossa d’Italia il vicerè da rifuggire è Denis Verdini accusato da cinque parlamentari e diversi amministratori e politici locali, di guidare il partito come un Soviet e aprire il fianco alle conquiste finiane. Per il Pdl a caccia di numeri per reggere alla fuoriuscita del gruppo dei fedeli al presidente della Camera si abbatte un altro macigno. Cinque parlamentari toscani capitanati dalla Bergamini hanno deciso di venire allo scoperto contro il malcontento della gestione del coordinatore nazionale del partito e deus ex machina nella regione, approfittando della delicatezza del momento.

Verdini è indebolito dalle inchieste della magistratura sulla cricca, sulla P3 e sul Credito cooperativo fiorentino che guidava mentre il premier non si può permettere di perdere cinque pedine fondamentali per quadrare i conti in Parlamento in un momento così delicato. I ribelli infine non rischiano più di andare ai giardinetti se escono dal pdl vista l’alternativa futurista che si è creata e che va a caccia anche sulle dolci colline toscane. E allora i ribelli si sono fatti coraggio e hanno chiesto un appuntamento a Berlusconi che li ha ricevuti a Palazzo Grazioli la scorsa settimana promettendo di pensarci e di trovare una soluzione.

Non ricevendo immediate risposte e venuta a conoscenza che Verdini, interrogato sul caso ha minimizzato, martedì la Bergamini è uscita allo scoperto e in un’intervista al Corriere della Sera ha denunciato il pericolo che corre il pdl in Toscana, dove dopo essersi ridotto al 27,1% alle ultime regionali rischia addirittura di sparire. «La Toscana è ormai diventata territorio di caccia per Futuro e libertà» ha denunciato la parlamentare che ha rappresentato anche il malumore dei colleghi Paolo Amato, Massimo Baldini, Alessio Bonciani e Roberto Tortoli. «Nel Pdl toscano c’è un evidente problema di democrazia interna, una logica ad excludendum, che nel caso nostro prevede la minaccia di non essere più ricandidati, la cui costante applicazione permette a Fini di fare presa su persone che stavano in Forza Italia fin dai primordi».

Per Berlusconi il problema non è da poco. Non vuole infierire su Verdini ma allo stesso tempo non può permettersi una simile ribellione che ne potrebbe scatenare altre. D’altra parte i numeri danno ragione alla ex assistente del premier. In un anno sono stati persi ben 245 mila voti, mica bruscolini. Non potendo prestare il fianco ai finiani che hanno già tentato di contattare almeno un paio di ribelli, dentro palazzo Grazioli sembra avanzare l’ipotesi di un modello siciliano in salsa toscana. Verdini e il suo braccio destro non mollano anche perché rappresentano comunque la maggioranza del partito in regione. Gli altri, potrebbero dar vita «spontaneamente» a un partito gemello e territoriale, non ufficiale ma tollerato, in grado di costituire anche un’alternativa ai finiani per eventuali altri ribelli in fuga dal Pdl. E magari riuscire a strappare anche qualche esponente a Fli.

21 settembre 2010

Sei berlusconiani di ferro dal Cavaliere. «Vogliamo più dialettica nel Pdl toscano»

da Il Tirreno.

Sei berlusconiani di ferro dal Cavaliere. «Vogliamo più dialettica nel Pdl toscano»

di Carlo Bartoli

FIRENZE. Cinque parlamentari e l’ex coordinatore fiorentino del Pdl si sono recati in pellegrinaggio a Palazzo Grazioli da Berlusconi. Come nel caso delle malattie incurabili, i sei, tutti berlusconiani di ferro, hanno bussato alla porta del Cavaliere sperando nel miracolo. Un miracolo in grado di operare una trasfusione massiccia di dialettica democratica all’interno del Pdl toscano. Deborah Bergamini, Massimo Baldini, Roberto Tortoli e Paolo Amato sono quattro fedelissimi del Cavaliere; Alessio Bonciani, pure lui deputato, e Samuele Baldini sono due giovani emergenti allevati nel «vivaio» di Forza Italia.

Insieme, hanno consegnato a Berlusconi, che li ha accolti nel suo studio a Palazzo Grazioli, il dossier messo a punto da Deborah Bergamini sullo stato del partito in Toscana e hanno esposto le doglianze.

2 settembre 2010

Sulla situazione del PdL in Toscana

da Il Tirreno

Pdl nel caos, noi bionde dobbiamo scrivere una lettera al Cavaliere

Bionde, snelle, decisamente affascinanti, ma con una lingua più affilata di una scimitarra. Deborah (Bergamini) e Monica (Faenzi), le due prime donne del Pdl toscano e non solo, continuano imperterrite a suonarsele di santa ragione. Entrambe parlamentari, tutte e due pupille di Berlusconi, una è la paladina degli antiverdiniani, la seconda è il punto di riferimento del coordinatore nazionale del Pdl. Nessun maschietto osa ovviamente intromettersi nel dialogo al vetriolo tra le due bionde e, ad ogni round, all’affondo dell’una giunge puntuale la replica dell’altra.

Deborah la viareggina aveva etichettato il comportamento del direttivo regionale utilizzando il termine, non proprio edulcorato, «sovietico» e aveva accusato lo stato maggiore di svolgere un vero e proprio «killeraggio politico». Monica, da Castiglione della Pescaia, aveva scrollato le spalle derubricando a «smanie di protagonismo» le critiche della sua rivale. Adesso, però, dopo l’ennesimo «affronto», Deborah Bergamini riparte all’attacco: i «verdiniani», infatti, non dimenticano e l’hanno messa all’indice, tagliandola fuori perfino dalla Festa regionale del Pdl.

Cos’è successo? «Non solo non mi hanno invitato – dice Deborah Bergamini – ma ho appreso dello svolgimento della Festa regionale del Pdl leggendo i giornali. Non solo non mi hanno chiesto di intervenire, ma neppure se volevo dare una mano. Se questo, come dice la vicecoordinatrice regionale Monica Faenzi, è smania di protagonismo, mi viene da ridere. Il fatto è che c’è una logica ad excludendum di alcuni parlamentari toscani del Pdl che non sono ritenuti parte del progetto politico del partito».

4 agosto 2010

Solidarietà a Verdini, l’ennesima dimostrazione di una cattiva gestione del partito a livello locale

«Vedo dalle agenzie che figuro tra i non firmatari di un documento stilato dal Pdl toscano per esprimere solidarietà a Verdini e no al correntismo, presentato a Firenze. È possibile che il documento in questione mi sia stato recapitato per telepatia, dato che non l’ho mai ricevuto nè me ne è mai stato illustrato il contenuto. O molto più probabilmente, questa è l’ennesima dimostrazione di una cattiva gestione del partito a livello locale, anche per quanto riguarda aspetti minimali come quello della comunicazione di iniziative politiche ai deputati eletti». Lo dichiara Deborah Bergamini, parlamentare Pdl, in merito al documento di solidarietà al coordinatore Verdini.

24 luglio 2010

I colonnelli si separano: “In Toscana arriverà un commissario”

Da Repubblica:

I colonnelli si separano: “In Toscana arriverà un commissario”

Altri sono di parere contrario: “Denis conterà lo stesso”

di MASSIMO VANNI

I colonnelli si preparano: “I suoi saranno sgozzati”. “No, Denis conterà lo stesso”

Sorte incerta per Verdini, il Pdl è una polveriera

Che succede se il plurindagato Denis Verdini viene messo fuori dal coordinamento nazionale del Pdl? “Ve lo dico io quello che succede, tutti i suoi colonnelli vengono sgozzati e in Toscana arriva un commissario”, assicura un ex verdiniano ormai capofila antagonista. “Sì, il coordinatore regionale Massimo Parisi, la portavoce Monica Faenzi, il deputato Riccardo Mazzoni: tutti sgozzati. Politicamente parlando certo”, sente pure il bisogno di marcare la metafora. “Non si facciano illusioni, non succederà un bel nulla. In Toscana Denis conterà lo stesso. Come Scajola in Liguria e Cosentino in Campania: ci vorranno dieci anni per concludere le vicende giudiziarie che oggi tengono banco”, ribatte il senatore gasparriano Achille Totaro.

E’ la polveriera-Pdl. La sala scommesse di un “establishment” in guerra con se stesso che punta tutto su due diversi futuri prossimi. Nessuno sa quale e quando: il vertice a Palazzo Grazioli ha lasciato Verdini al suo posto. Ma quello che non accade ora potrebbe accadere ad agosto, dice qualche “ben informato”. Dopo l’approvazione della manovra e dopo il “chiarimento” con Fini. E mentre Bocchino torna a chiedere le dimissioni di Verdini, i colonnelli toscani si preparano al coperto.

Il Pdl toscano è stato finora il Pdl di Verdini. Controllato ed azionato dal banchiere di Campi Bisenzio che, anche nei giorni di bufere giudiziarie non rinuncia il lunedì e venerdì a sedersi dietro la scrivania del Credito cooperativo fiorentino, dove gli ispettori della Banca d’Italia dal 20 maggio scorso hanno lasciato il posto all’attesa della relazione finale dell’ispezione. Nessuno conosce un Pdl senza Verdini in Toscana. E tutti conoscono lo stile di Denis. Generoso e magnanimo verso tutti coloro che lo hanno seguito senza fiatare. Così generoso che perfino uno come l’ex coordinatore cittadino Alessio Bonciani, che quando si candidò al consiglio comunale di Scandicci raccolse la bellezza di 7 preferenze, siede sugli scranni del parlamento. Altrettanto vendicativo però verso chi sgarra e “tradisce”. Anche se sospinto, come dice Totaro, da qualche stretto collaboratore di Berlusconi interessato a ridimensionare il ruolo di Verdini.

E chi, come Bonciani e Paolo Amato, è passato dall’altra parte, sa già che fra tre anni, quando si tornerà a votare per le politiche, se Verdini dovesse essere ancora in sella, al tavolo delle candidature, saranno tutti “sgozzati”. Bonciani e Amato, ma non solo: tra gli “anti” si contano il senatore Massimo Baldini, la ex consulente di Berlusconi Deborah Bergamini, l’ex capogruppo toscano Maurizio Dinelli, l’ex vicepresidente del Consiglio regionale Angelo Pollina, il capogruppo provinciale Samuele Baldini e anche Roberto Tortoli, l’ex responsabile fiorentino di Publitalia sceso in campo nel ’94 col cavaliere e messo poi da parte proprio da Verdini.

“La Costituzione parla chiaro, una persona è innocente fino al terzo grado di giudizio. Adesso siamo al giudizio definitivo rispetto a ciò che i giornali riportano”, dice il neo coordinatore fiorentino Gabriele Toccafondi, uno dei pochi a non dover tutto a Denis. “Questo metodo non mi piace. Mi dispiace che Verdini sia trattato così. Sfido chiunque a difendere questo metodo barbaro di trattare le persone. Nel merito delle accuse sarà lui a rispondere. Per il Pdl, rispetto a cambiamenti e novità che potranno esserci, dobbiamo stare a quello che deciderà il partito e il suo presidente”, aggiunge Toccafondi.

“Sì, tutti a parole lo difendono ancora, la verità però è che Denis sta ormai diventando ingombrante: questa vicenda della P3 sta scuotendo le coscienze di tutti, è questa la democrazia che vogliamo? Verdini ha comunque le ore contate”, sostiene uno dei più strenui oppositori. Perché restare anonimo però? “Mi esporrò al momento giusto, non deve essere una cosa personale: la rivolta sta già montando”, si avverte.

“E’ ancora prematuro parlare di scenari”, si limita a dire Bergamini, che certo non ama il coordinatore nazionale. Mentre Giovanni Donzelli, stessa componente di Totaro, ne è già sicuro: “Non mi sembra che Verdini sia in discussione ma in ogni caso sono certo che non cambierebbe nulla per la Toscana”, dice il consigliere regionale da Viareggio, dove ha organizzato la tre giorni di formazione degli universitari del Pdl.